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Villa Gioia, anziani, disabili: «Chiediamo civiltà»

di Elettra Rinaldi*

Villa Gioia: una struttura che già dal nome evoca la speranza in chi passa oggi lungo la strada che da Introdacqua porta a Sulmona, ma subito la speranza diviene angoscia nel vedere quel parcheggio desolantemente vuoto, prova del fatto che nonostante gli sforzi del professor Sante Ventresca e dei suoi collaboratori, ancora nessuno può usufruire dei preziosi servizi. E non certo perché non ci sia domanda, che anzi è sempre più pressante, da parte di un’utenza – i disabili – che difficilmente trova ascolto e sensibilità, ancora oggi, nel 2013, nel nostro paese.

Ricordi di viaggio: quasi 20 anni fa negli Stati Uniti, girando per città grandi e piccole, mi stupivo della grande quantità di disabili in quel paese, ingenuamente pensando che percentualmente per qualche motivo ce ne fossero di più che da noi. Invece tristemente la realtà è ben altra: le percentuali sono simili, solo che i nostri disabili, al contrario di quelli d’oltre oceano, sono costretti quasi sempre a casa, immobilizzati dalla mancanza di servizi e strutture adeguate a rendere più dignitosa se non normale una vita già colpita dalla sorte.

Eppure non sembra che cambi nulla nella gestione della sanità abruzzese, che tanto danno ha già fatto e che ancora oggi costringe la nostra Regione a pietire un ulteriore finanziamento di 2 miliardi per risanare debiti allegramente contratti con strutture spesso fantasma, mentre chi eroga realmente servizi basandosi spesso sul volontariato e la dedizione, come nel caso di Villa Gioia, resta in ombra e non ottiene nemmeno l’accreditamento, impedendo così anche l’avvio di una risorsa occupazionale in un’area che languisce.

Da parte loro, alcune amministrazioni locali fanno orecchie da mercante o si mettono addirittura a bussare cassa, mentre altre, pur nelle difficoltà di bilancio, si sforzano di sostenere le strutture realmente operanti sul territorio rinviando situazioni debitorie che altrimenti peserebbero sulla possibilità di offrire servizi e mantenere i posti di lavoro.

Tuttavia la disattenzione nei confronti della realtà sempre più diffusa della disabilità e degli anziani è evidente, come nel caso degli investimenti per l’abbattimento delle barriere architettoniche, troppo spesso considerati solo ulteriori elementi di appalto in relazione a interventi di scarso impatto per i cittadini, laddove i centri storici della Valle soffrono di una totale inappropriatezza a far vivere decentemente i residenti.

E ancora rischiamo di veder spendere i soldi dei contribuenti in modo incontrollato e inadeguato, mentre realtà davvero di avanguardia come Villa Gioia restano desolatamente chiuse, mentre la cosiddetta assistenza domiciliare integrata non offre i servizi minimi indispensabili, mentre tutto continua a ricadere sulla buona volontà dei singoli e sulle tasche delle famiglie.

Villa Gioia oggi ci dà l’opportunità di iniziare ad invertire questa vergognosa situazione, e di ridare speranza e vita decente a persone che appartengono alla nostra comunità e hanno diritto di vivere in modo dignitoso: iniziamo a pretendere quel che è giusto in una società civile, iniziamo a difendere chi ha più bisogno. Iniziamo da Villa Gioia, e non fermiamoci più.

*Lettrice

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