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Torino, una libro città

di Tiziana Pasetti

Per raccontare tutta la sedicesima edizione del salone internazionale del libro ci vorrebbero non solo una infinità di battute ma anche – almeno – 100 persone.

Impossibile infatti poter prendere parte a tutti gli eventi che dal 16 al 20 maggio si sono svolti al Lingotto Fiere di Torino.

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La manifestazione è immensa e a tratti dispersiva, devi essere un marinaio esperto, se vuoi evitare di ritrovarti in un oceano meraviglioso e potenzialmente accogliente e muovere giusto un paio di bracciate vicino alla riva.

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C’è chi comincia già da mesi prima, non appena esce il programma completo. Gli incontri come una cartina geografica da studiare, percorsi da tracciare, considerando tempi, strade, correnti e venti, anche.

Esistono tanti saloni del libro quante sono le persone che lo hanno visitato. Tante traversate, più o meno veloci. E ognuno ha riportato a casa qualcosa. Non solo libri, ma anche e soprattutto idee, stimoli, dialoghi. Nuovi percorsi della conoscenza e della riflessione.

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Filosofi, romanzieri, giallisti, fumettisti, giornalisti, pennivendoli. A Torino c’erano tutti. Per esempio c’era Roberto Saviano. Vado controcorrente e navigo in direzione contraria alla sua. Non mi ha mai convinta. Non mi piace.

C’era la voce di Francesco De Gregori, c’erano le sue rughe e le sue idee meravigliose in musica.

In un Auditorium stracolmo c’erano poi quasi 2000 persone ad ascoltare David Grossman. Il suo ultimo libro, Caduto fuori dal tempo, è un tentativo di abbracciare con le parole suo figlio Uri, morto in guerra a vent’anni.

«Scrivere aiuta a comprendere», ha spiegato lo scrittore israeliano al pubblico silenzioso ed emozionato.

«Scrivendo dialoghiamo con noi stessi. Riceviamo informazioni dal nostro profondo altrimenti irraggiungibili. La mia vita non sarebbe stata tollerabile se non avessi scritto questo libro. Scrivere mi ha dato la possibilità di ribellarmi con le parole alla catastrofe. E’ una ribellione reale, che trascende, che ti libera dalla condizione di vittima».

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L’Abruzzo era presente con un bell’allestimento, luminoso, molto coreografico. A Gabriele D’Annunzio, figura centrale di questa edizione, sarebbe certamente piaciuto.

Da evitare, i grandi espositori, i grandi editori. Enormi librerie senz’anima.

Al contrario le case editrici piccole e medie cercano il contatto con il lettore, il feedback; sono disponibili, accoglienti, belle se non nel poco spazio a disposizione di certo nell’anima.

Pubblico eterogeneo e totale, donne e uomini di ogni età, bambini, passeggini, cani: i libri, e il mondo che ti invitano a scoprire, attraggono come calamita.

Ultima considerazione, immensa: secondo piano per cellulari e tablet. Protagoniste assolute le pagine da sfogliare, le parole da ascoltare.

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