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Abruzzo, i dati occupazionali

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Nel 2009, primo e più violento anno della crisi, sono stati persi 24.000 posti di lavoro (da 518.000 occupati nel 2008 a 494.000 nel 2009). Va però detto che 518.000 è stato un picco: nel 2006, gli occupati erano 498.000; 502.000 nel 2007.

Nel 2012, gli occupati sono stati 508.000. 10.000 in meno rispetto al picco del 2008.

I lavoratori assistiti dalla cassa in deroga sono circa 10.000. La risposta che ha dato al problema del finanziamento degli ammortizzatori sociali il Consiglio dei ministri di venerdì 17 maggio è insufficiente: si rischia di non garantire la continuità dei trattamenti fino a fine anno.

Almeno altri 10.000 lavoratori, stima molto, molto prudenziale, utilizzano la cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria.

Inoltre, è fortemente aumentato il numero degli inoccupati/disoccupati: 36.000 nel 2008, 62.000 nel 2012: + 26.000.

Le crisi aziendali aperte sono numerose, e anche dove non si fa ancora uso di ammortizzatori, vi sono numerosi posti di lavoro a rischio.

Se tiriamo le somme, considerando 62.000 disoccupati e 20.000 cassaintegrati, più le vertenza aperte, dobbiamo contare ben oltre 80.000 persone con problemi occupazionali.

È così che siamo diventati una regione con più problemi occupazionali che nella media nazionale, quando eravamo una regione con meno problemi occupazionali, pur a fronte della stagnazione e delle recessioni 2000-2008. La crisi ha cambiato in peggio le cose.

Questa tendenza negativa è confermata anche dal confronto tra i dati della cassa integrazione di aprile 2013 con aprile 2012: Italia +16,1%, Abruzzo +56,2%.

La mobilitazione sindacale unitaria, nazionale e regionale, chiede «che i problemi del lavoro siano al primo posto: frenare l’emorragia di posti di lavoro, fare politiche per la crescita, ridurre le tasse sul lavoro, abbattere i costi eccessivi dell’amministrazione e della politica».

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