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Il dresscode della lingua italiana

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Economicità e massima chiarezza: i due crismi ai quali s’appellano tutti i parlanti di una lingua. Ma nel Fashion, la grammatica punta i tacchi a spillo per terra.

di Gioia Chiostri

Che l’italiano sia una lingua un po’ dimenticata da queste nuove generazioni, è un pensiero di molti (se non di tutti), in realtà: ‘tagliare’ col significato di divertirsi (Roma e dintorni), ‘celare’ nel senso di rallegrarsi parecchio (nei pressi di Teramo), o il più recente termine ‘bimbominkia’ con l’elegante accezione di ‘ragazzino che s’atteggia a vip in trip’; questi alcuni dei neologismi generazionali.

Eppure, pochi sanno che anche il Fashion ha le sue regole grammaticali, come la non eleganza dell’articolo determinativo femminile ‘La’ per definire una casa di moda, e della preposizione articolata ‘Della’ prima di un marchio. Secondo i linguisti del trendy sarebbero un grossolano errore da provinciale.

Alcuni esempi? «Ho comprato una felpa dell’Adidas», «La mia marca di scarpe preferita è la Superga» o ancora «Mi piace quella borsa della Gucci». Non si fa. Basta fare un giro sulle pagine dedicate alla moda su Facebook per incappare in questi strafalcioni da Nerd superstar.

L’ignoranza è da ricercarsi nella scarsa conoscenza della lingua italiana. Quindi un valido suggerimento potrebbe essere affidarsi alla lettura di articoli o post di giornalisti e blogger qualificati, in modo da apprezzare l’utilizzo del linguaggio e trarne ispirazione.

La massima di Coco vince su tutto: ‘less is more’.
In questo caso, affidarsi al monito della stilista è decisamente utile. Niente articoli dove non necessario, per favore, o il Diavolo, che veste Prada, verrà a castigare il vostro guardaroba antiquato!

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