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Questa antica terra sacra. Il Fucino

di Vincenzo Battista

La bestia, il demonio, ha gli occhi puntati sul lago, ingoia tra le fauci spalancate e dentate il peccatore, il frutto della disobbedienza, della ribellione; non ci sarà salvezza senza redenzione sembra dire invece un’altra figura scolpita, dalla lunga tunica, che tiene tra le mani il vangelo. Insieme formano il gruppo scultoreo sulla facciata della chiesa medievale di “Sancta Maria di Luco”, ma anche il più eloquente dei messaggi visivi orientati verso la comunità di Luco dei Marsi, destinatari di quel lungo rapporto tra il lago del Fucino e l’immaginario collettivo, i pescatori, in particolare, proprio loro, che portavano in secca le barche davanti al complesso religioso romanico di Santa Maria citato, la prima volta, intorno all’anno 950: per secoli ha continuato a trasmettere messaggi, dati, bip costanti e continui, come un faro di notte.

Nelle scanalature semicilindriche delle colonne sono scolpiti pesci, serpenti, flora, figure mitologiche, arcane, mostri carichi di presagi e di nefasti ammonimenti per i non redenti, per chiunque non si sia riconciliato con la Chiesa e non si sia liberato dai residui miti pagani, appunto, dentro il perimetro del tempio sacro della cristianità che ammonisce davanti al tremendo lago.

“[i]Il lago[/i] – scrive V. Cianfarani – [i]dio misterioso cui già in epoca arcaica si erano innalzati are, che bisognava ingraziarsi con doni e veniva eletto protettore di associazioni religiose. Un dio dalle vie spaventose, che portava di quanto in quanto le sue acque a lambire il piede dei monti prossimi, inghiottendo abitati e campi, un dio da placare con donativi . . .[/i]” e forse, anche con la Compagnia del Fuoco dalla fiammella delle Pentecoste, dello Spirito Santo di Luco dei Marsi, i cavalieri silenziosi, che proteggono, annotava lo storico P. A. Corsignani, dall’inizio del XVII secolo “[i]il popolo di questa Terra che solenizza in ciascedun’anno la festa dello Spirito Santo che distinta divozione, per la quale fu pia credenza di persone di Spirito, che il medesimo popolo sia stato immune da molti pericoli[/i]”.

Dalla fine del XVI secolo la Compagnia dello Spirito Santo, a Luco dei Marsi, ha assunto il ruolo di “Signori” del bene, della solidarietà e dell’aiuto alle persone malate o bisognose di cure. Si muovono nella continuità di un rito complesso, che ha il suo epilogo nella festa delle Pentecoste, momento cruciale del passaggio delle consegne da parte dell’ antica confraternita della “Compagnia” e nell’investitura di nuovi adepti.

Nello scacchiere dell’abitato di Luco dei Marsi si muove una cerimonia particolare di sette signori dello Spirito Santo che assumono su di sé, sotto “giuramento”, il ruolo di tutela della comunità locale in una esclusiva gestione della processione: dalle stazioni di culto e i suoi segni magico-religiosi, al crocifisso argenteo sormontato da una colomba e conservato in un’edicola sacra chiamata cunetta, ai cibi rituali della rappresentazione: “[i]tisichelle[/i]”, ciambelle e biscotti; dalle fronde di bosso che addobbano la casa (diventerà un tempio religioso aperto alle orazioni religiose) di colui che diventerà il nuovo Signore, agli inni, i canti, le messe, al taumaturgico bacio del crocifisso portato alla casa dei malati e, infine, la tradizionale panarda e la conclusione, riservata, esclusiva, dei sette Signori della compagnia: dovranno mangiare una colomba, come in una prova iniziatica, tornando sui passi della bestia ammonitrice della chiesa di Santa Maria, per trasportare ancora nel tempo sì il messaggio evangelico, ma anche le profondità antropologiche di quel mito arcano della terra e dell’acqua, forme e linguaggi mai sopiti dello spirito antico prima di ogni cosa, il Dna, la memoria lunga degli antenati, per chi sa guardare, dalle rive del lago . . .

[i]Lunedì 20 maggio la terza puntata

Questa antica terra sacra. L’Aquila

Mentre predicava a Collemaggio di Vincenzo Battista[/i]

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