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Spallone, l’ombra degli aborti illegali

La famiglia Spallone, originaria di Lecce nei Marsi, è stata coinvolta per anni negli scandali legati ad aborti illegittimi. Nonostante il professor Spallone non sia mai stato neanche indagato per quella vicenda, il fantasma della “clinica degli aborti” lo ha perseguitato.

L’ex sindaco di Avezzano ha sempre difeso i suoi familiari dalle pesantissime accuse che hanno determinato in parte anche la sua parabola politica discendente. Per anni nella clinica romana sarebbero stati eseguiti una serie di aborti fuorilegge.

L’inchiesta che portò gli Spallone al centro dello scandalo nasce dalle dichiarazioni di Feleziana Alesse, impiegata dal 1991 al gennaio del ’99 a Villa Gina con varie mansioni, prima come segretaria personale del ginecologo Ilio Spallone, fratello di Mario, e poi come ferrista.

La dipendente aveva raccontato di aver preso parte ad alcuni interventi di interruzione volontaria di gravidanza in violazione della legge 194 sull’aborto. L’accusa parlò di centinaia di aborti illegali, oltre il limite del terzo mese di gravidanza, in cambio di dieci milioni di lire.

I racconti della testimone furono agghiaccianti: la segretaria parlò di feti bruciati, gettati nel water o addirittura tritati, di documenti sanitari fatti sparire e di milioni che le donne pagavano ai medici della famiglia Spallone per poter interrompere la gravidanza.

L’inizio delle indagini portò ai primi arresti nel 2000. Ilio Spallone finì in carcere, mentre suo nipote Marcello, altro ginecologo (figlio di Mario), ai domiciliari. Per loro l’accusa era di associazione per delinquere finalizzata alla violazione della legge 194 sull’aborto.

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