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Ricostruzione, una ‘maledetta primavera’

di Antonella Calcagni

La primavera della ricostruzione si è trasformata in una “maledetta” primavera.

Il problema non è solo il miliardo e 400 milioni per l’Aquila e il cratere ma anche l’erogazione, nei prossimi anni, di cifre fino a 9 miliardi.

Il sindaco Cialente non sa se può fidarsi del ministro Saccomanni che sembra intimorito dall’Europa. Eurostat potrebbe bollare l’Italia per il debito pubblico. L’accensione del mutuo con la cassa depositi e prestiti peserebbe come un macigno.

Il giorno dopo l’incontro a Roma Cialente ribadisce che la città è senza benzina e che i soldi del Cipe basteranno solo per periferia e aree a breve.

Senza il miliardo resterebbe fuori proprio l’asse centrale che è garanzia della ripresa della socialità. Il sindaco però non demorde: «Ho chiamato Aielli e Magani – spiega – faremo una riunione per selezionare gli edifici che devono partire subito nell’asse centrale».

Il primo cittadino ha ricordato che nell’incontro con i ministri è tornata in auge la tassa di scopo; strada che non è più percorribile. Finiti in archivio anche i soldi dei giochi dei videopoker che erano stati inseriti nel decreto 39 e che furono utilizzati in principio per l’emergenza. «Avrebbero dovuto darci 500 milioni l’anno per la ricostruzione e invece queste somme Tremonti le ha usate per il bilancio; hanno fatto la fine delle accise dell’Abissinia».

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