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L’Abruzzo attraverso gli occhi di Escher

di Giovanni Baiocchetti

Maurits Cornelis Escher, incisore e grafico olandese vissuto tra il XIX e il XX secolo, è conosciuto principalmente per le sue incisioni su legno, litografie e mezzetinte che tendono a presentare costruzioni impossibili, esplorazioni dell’infinito, tassellature del piano e dello spazio e motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti.

Tra le opere più famose dell’autore ricordiamo ‘Cielo e acqua’ nella quale giochi di luce e ombra convertono dei pesci nell’acqua in uccelli nel cielo e ‘Salita e discesa’, nel quale file di persone salgono o scendono una scala chiusa in un ciclo infinito, su una costruzione impossibile da realizzare nella realtà, ma che è possibile disegnare solo avvalendosi di stranezze della percezione e della prospettiva.

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Dopo aver abbandonato la scuola nel 1922, avendo ottenuto una certa esperienza nel disegno e in particolare nell’incidere il legno, Escher condusse una serie di viaggi in Italia, tra la Toscana e la Campania, fin quando, nel 1923, decise di stabilirsi a Roma, dove rimase per ben dodici anni. Fu in questo periodo che condusse lunghi viaggi primaverili in regioni allora poco conosciute dell’Italia, alla ricerca di panorami da riprodurre nelle sue litografie, immagini realizzate con inchiostro grasso su particolari tipi di pietre, adatte alla riproduzione.

L’artista olandese scoprì l’Abruzzo nel 1928 e ne rimase affascinato dalle vallate, dalle colline, dai borghi, dalle imponenti montagne rocciose e dai picchi a strapiombo. Per un nordico, abituato alla visione di un orizzonte ampio e lineare, le ripide e scoscese montagne della nostra regione con i suoi paesini di pietra arroccati sulle montagne dovettero esercitare un fascino irresistibile.

In una lettera al suo amico Bas Kist, Escher scrive: «Mi sono abituato a fare questo tipo di viaggi ogni primavera, mi restituiscono vigore nel corpo e nell’anima e poi raccolgo del materiale per i mesi successivi. Non conosco altra gioia che vagabondare per le colline e attraverso le valli, da paese a paese, sentire gli effetti della natura incontaminata».

Bruno Ernst, studioso dell´arte di Escher, ha detto che «lo scopo dei suoi viaggi era di raccogliere emozioni e disegni. Dopo due mesi o più tornava a casa, magro e stanco ma con centinaia di schizzi, quindi usava quelli più interessanti per realizzare litografie o xilografie».

Durante i suoi lunghi viaggi nella nostra terra, l’artista raccolse bozze, disegni ed appunti di viaggio e catturò anche, con la sua macchinetta fotografica, i momenti più suggestivi del suo vagabondare a piedi, a dorso di un asino, con vettura postale, utilizzando tutti i mezzi a disposizione che il tempo poteva offrirgli.

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Tra il maggio e il giugno del 1929 Escher tornò nella nostra terra con l’intenzione di realizzare un libro illustrato sull’Abruzzo, che però non portò mai a termine; tuttavia, rimangono 28 disegni ed alcune litografie che riportano paesaggi e scorci di paesi vicino Sulmona, come Goriano Sicoli, Scanno, Opi, Anversa degli Abruzzi e Castrovalva. Proprio a quest’ultimo, l’autore dedicò diverse opere, incantato dalla posizione arroccata del piccolo centro. A lui, infatti, è stato dedicato l’ultimo tornante prima dell’ingresso al paese: dal cosiddetto “girone Escher” è possibile osservare Castrovalva dalla medesima prospettiva ritratta nelle litografie.

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Prima di lasciare definitivamente l’Italia, nel 1935 l’artista olandese compì l’ultimo viaggio in Abruzzo per vivere ancora una volta il paesaggio, l’architettura e la gente, sue fonti di energia ed ispirazione.

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