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Stop alle prostitute su LinkedIn

Il “mestiere più antico del mondo” fuori dai contatti professionali di LinkedIn: il [i]social network[/i] dedicato ai rapporti di lavoro ha appena aggiornato i propri termini di servizio, aggiungendo una clausola che invita esplicitamente gli iscritti a non creare profili o pubblicare contenuti che promuovano servizi di escort e prostituzione, anche se nel proprio Paese queste attività sono legali.

Un portavoce di LinkedIn ha spiegato a Mashable che il [i]social network[/i] ha sempre proibito ai propri iscritti di svolgere attività contrarie alla legge, ma in alcuni Paesi in cui l’azienda opera la prostituzione è legale, l’Olanda ad esempio. Di qui l’ulteriore precisazione.

LinkedIn non è l’unico [i]social network[/i] a bandire attività a luci rosse dalla propria rete. Facebook invita chi vi si iscrive a non utilizzare il [i]social network[/i] per «scopi illegali», ma anche per pubblicare «contenuti pornografici» o per utilizzare applicazioni di terzi con contenuti correlati «a servizi di incontri», pubblicità comprese.

Molto rigida nei confronti del porno anche la politica di Apple sulle applicazioni su iTunes. Tanto che Vine, l’app di Twitter per pubblicare video in sei secondi, é stata costretta dopo una [i]gaffe[/i] a cambiare la sua disponibilità d’uso a utenti con più di 17 anni.

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