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Letterati libri e lettori nell’Abruzzo della Restaurazione

di Gioia Chiostri

Il libro: alleato silenzioso e buon ascoltatore, contro le solitudini del cuore.

Il libro: suggeritore delle passioni più civili.

Il libro: fratello di carta dell’umana mente.

Il volume pubblicato dalla casa editrice teramana Ricerche&Redazioni e scritto dallo storico Luigi Ponziani, l’attuale direttore della Biblioteca ‘Melchiorre Delfico’ di Teramo, parla del libro: del libro in quanto oggetto di carta e di spirito racchiuso, «e della sua natura ermafrodita», come ha spiegato l’autore durante la presentazione, tenutasi il 15 maggio, nel Dipartimento di Scienze Umane, all’Aquila.

Il titolo, Letterati libri e lettori nell’Abruzzo della Restaurazione, fa riferimento al ventaglio di argomenti che Ponziani ha magistralmente toccato nelle sue ricerche, che sono andate a definire il libro, in primis, come un prodotto commerciale, una merce di scambio, dotato di prezzo di copertina e luogo fisico dove acquistarlo. «Eppure – ha spiegato il direttore – il libro custodisce un qualcosa di importantissimo, un tesoro inestimabile che è il contenuto. Questa natura ermafrodita del libro è andata ad influenzare tutto ciò che attorno al libro si muove. Oggi tendiamo a metterlo da parte come mezzo di consultazione, perché abbiamo imparato ad utilizzare altri strumenti, ma nell’Ottocento, il libro era l’instrumentum primario: era considerato il prodotto ultimo di quella grande rivoluzione nata con l’invenzione di Guttemberg ed era, a tutti gli effetti, l’unico veicolo per la diffusione di idee, opinioni, ricchezza culturale».

«Nel Novecento, invece – ha aggiunto Ponziani – ci fu l’avvento di altri grandi mass media, come la radio, la televisione e il cinema, e la vita del libro è andata un po’ a scomparire fra le pieghe della quotidianità. Bisogna sempre rammendare che solo attraverso il libro si crea l’identità culturale di una società, che solo attraverso il libro, e solo lui, passano le idee. Fondamentale è riflettere sul sottotitolo che ho scelto per la mia opera: ornamento, erudizione, impegno civile. Il perché di questa frase incisiva è presto detto: io prendo in esame differenti periodi storici nei quali la considerazione del libro che hanno gli intellettuali muta».

«Per quanto riguarda la prima parola – ha continuato Ponziani – ornamento significa distacco dalla realtà attraverso la lettura; nel 700 e, per noi italiani, nell’ 800, invece, il libro cambia volto: diventa strumento fondamentale per cogliere la realtà del momento e analizzarla, e quindi adempie alla nostra seconda funzione: l’erudizione. Altro che Tv, cinema o internet: il libro è un veicolo di idee che necessitano alla società; i libri servono all’incivilimento sia morale che materiale. E arriviamo al terzo elemento: l’impegno civile; il libro, soprattutto nell’Ottocento, si fa egida di forti ideali patriottici. Principalmente, ho scelto di trattare il periodo storico della Restaurazione perché è un periodo aurorale, pieno di suggestioni, di fascino; un momento in cui tutto poteva accadere. A esergo del libro ho posto un’illuminante frase di Gregorio De Filippis Dèlfico, “dal nostro non fare non s’argomenti il nostro non sapere”, chiara allusione al controllo borbonico».

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A presentare il volume agli studenti dell’ex facoltà di Lettere e Filosofia, oggi Dipartimento di Scienze Umane, la professoressa Giovanna Millevolte, che ha raffigurato così il direttore della Biblioteca di Teramo: «Luigi Ponziani è il direttore di una delle biblioteche più belle della nostra regione, annovera all’incirca 300.000 libri fra i suoi scaffali, e con il suo testo si potrebbe, come ha detto giustamente Giorgio Palmieri, mettere un punto fermo alla ricerca del percorso del libro in Abruzzo. Ponziani dispiega la sua analisi entro tre cerchi concentrici, ossia i tre ambiti di ricerca attraverso i quali il libro ha trovato poi la luce. Il cerchio più interno è rappresentato dalla storia dell’editoria nazionale, un settore di ricerca che si è sviluppato negli ultimi trent’anni e che Luigi Ponziani conosce molto bene, dato che nasce sì come storico, tout court, ma anche come storico dell’editoria scolastica».

«Il secondo cerchio – ha continuato Millevolte – quello intermedio, è rappresentato dagli studi di editoria in ambito abruzzese – la stampa a caratteri mobili, ad esempio, in Abruzzo arriva nel 1492 – e il terzio cerchio, invece, dagli studi che Luigi Ponziani ha portato avanti da più di venticinque anni or sono, sulla classe dirigente abruzzese in ambito novecentesco. Il periodo che nel libro si prende a riferimento, è quello che corre dal 1815 sino alla metà dell’Ottocento; si esamina principalmente la situazione sociale del potenziale pubblico di lettori abruzzesi a quell’epoca e la condizione delle biblioteche che erano attive allora».

Leggendo l’opera del direttore della Biblioteca Delfico, traspare il metodo di ricerca storico che c’è dietro: dalle analisi dettagliate dei carteggi dell’epoca allo studio del mondo culturale di allora; come il quarto capitolo, in cui si tratteggia la situazione del commercio librario in Abruzzo durante il periodo storico preso in esame: neanche 10.000 persone, fra il 1815 e il 1850, ricevono nella nostra regione un’istruzione di scuola superiore o universitaria.

L’analfabetismo era altissimo: solamente il 15 % degli abruzzesi, di fatti, sapeva leggere e scrivere considerando che, nello stesso arco cronologico, in Piemonte, gli istruiti arrivavano al 50%. il libro si chiude con un capitolo intitolato libri contro la tirannide: un significato politico molto bello e affatto indifferente tinge queste pagine conclusive. C’era di fatti, in Abruzzo, un serrato controllo poliziesco che rendeva difficile la circolazione delle idee attraverso la diffusione e commercio del libro.

«Un giorno, mentre ero in Biblioteca, vennero delle ragazze a cercare un libro scritto da me. Passai un momento innanzi a loro, e venni indicato da uno dei mie dipendenti come l’autore dell’opera da loro presa in prestito. Mi stupì molto la reazione di una delle due e mi fece riflettere ancor di più sul carattere di strumento non quotidiano che noi diamo al libro. Infatti disse: ‘ah è lui l’autore? Ma è ancora vivo?’».

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