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Lettera alla nuova classe e-Letta

di Fulgo Graziosi

Caro Enrico,

conosciamo quasi tutti i tuoi parenti. Con te, però, non si è mai verificata l’occasione per incontrarci di persona. Comunque, siamo certi che nelle nostre vene è presente il Dna tipicamente abruzzese, anche se ti sei trapiantato in Toscana.

Abbiamo avuto modo di apprezzare il tuo equilibrio politico, specialmente nel momento in cui non era neppure immaginabile una candidatura alla Presidenza del Consiglio. Il nostro senso di stima e di fiducia nel tuo operato si va sempre più consolidando nelle tempestose manovre per cercare di mantenere in piedi un Governo di “salute nazionale”. È difficile mantenere gli equilibri, lo sappiamo bene, specialmente in presenza di un “terzo incomodo” confusionario, antitetico, ingovernabile, con il quale si può dialogare veramente poco. Durerà poco anche lui. L’esercito dei suoi contestatori comincia a presentare segni di netto cedimento alla presenza del “soldo tentatore”.

Sarà bene, mettere la parola fine al dei “finanziamento dei partiti”, o al rimborso delle spese elettorali, comunque questi soldi vengano erogati. Gli scandali a cui si è dato vita stanno sotto gli occhi di tutti e non possono essere ignorati. Siamo diventati gli zimbelli dell’Europa e del mondo. Tutti si chiedono come mai nel Paese crescano in maniera esponenziale sia il numero dei disagiati, sia i dissipatori delle risorse pubbliche. Solo da noi si verifica che parlamentari e consiglieri regionali vadano a fare spesa con il bancomat, o la carta di credito, coperte dalle cospicue sostanze pubbliche dei partiti. Sostanze che sono state asportate dalle casse dello Stato. È una vera vergogna, soprattutto perché questi rimborsi vengono erogati senza giustificazione alcuna.

D’altra parte, quale giustificazione potrebbero addurre i partiti, quando le spese elettorali per manifesti, cene e bagordi vari, vengono sostenute dai privati, siano essi industriali, commercianti, professionisti e così via dicendo. Se intendi fare piazza pulita dei finanziamenti ai partiti, noi, nel nostro piccolo, siamo disposti a sostenerti, anche perché, in questo modo, vedrai quanti parlamentari se ne torneranno a casa senza essere cacciati da nessuno. Lo Stato, in ultima analisi, potrebbe garantire al parlamentare soltanto la conservazione del posto occupato prima dell’elezione. In questo modo ci sarebbe una naturale selezione fin dall’inizio e perciò meno confusione e improvvisazione in Parlamento.

Per quanto riguarda, poi, la lotta all’evasione, occorrerebbe fare un corretto, razionale e critico esame introspettivo, dal quale scaturirebbe rispondente al vero il fenomeno della fuga di capitali verso i paradisi fiscali. È altrettanto vero, però, che parte dell’evasione, quella più consistente, la dobbiamo ricercare all’interno del nostro tessuto sociale. Professionisti, commercianti, artigiani non rilasciano una sola ricevuta fiscale per prestazioni a dir poco consistenti sotto il profilo economico. Se provassimo a quantificare correttamente queste evasioni, ci accorgeremmo che la fuga dei capitali all’estero potrebbe rappresentare una percentuale tangibile, ma non determinante. Come si potrebbe porre termine al fenomeno? Consentendo, con appropriata legge, al cittadino di detrarre tutte le spese sostenute per gestire e mantenere la propria famiglia. Gli evasori verrebbero individuati con estrema semplicità. Se il loro reddito, con questo nuovo criterio fiscale, è passato da poche migliaia a milioni di euro, rappresenta la vera evasione fiscale. Questo fattore, moltiplicato per l’ultimo quinquennio perseguibile, non vogliamo dire che eliminerebbe, ma potrebbe abbattere sensibilmente il debito pubblico, facendo tornare il Paese a vivere decentemente e ad essere più credibile in campo comunitario e internazionale.

Per dare il lavoro ai giovani il problema è alquanto complesso. Siamo entrati nell’occhio del ciclone di una crisi che non è soltanto nostra, ma che nel nostro territorio ha dato un colpo di grazia al sistema industriale e produttivo, che non è più concorrenziale rispetto alla conquista della commercialità dei Paesi emergenti anche perché il nostro sistema non si è riconvertito celermente per essere alla pari con la concorrenza straniera. Non lo diciamo solamente noi, ma i costi della nostra manodopera sono eccessivi ed incidono notevolmente nella determinazione dei costi industriali. Dovremmo fare in modo di defiscalizzare questo tipo di incidenze per consentire all’industria e all’intero sistema produttivo di trovare forza e sostanza per la ripresa economica del Paese. Non parleremmo di crescita. La crescita rappresenta un processo più faticoso, in quanto conseguente ad una precedente paralisi del sistema economico produttivo della Nazione. Occorrerebbe alleggerire il prelevamento fiscale e gli oneri sociali sull’industria e sulle attività produttive tutte, per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, come forze produttive e, quindi, come nuovi soggetti capaci di produrre redditi e ricchezze e, quindi, nuove entità soggette a tassazione.

Non ti vorremmo tediare ancora, ma prima di chiudere, vorremmo suggerirti un’altra piccola e importante operazione da inserire nella riforma elettorale. Poco importa al cittadino come essa verrà effettuata, purché orientata ai sani principi dell’onestà intellettuale e della trasparenza. Una sola postilla vorremmo che la riforma possa contenere: “la immediata decadenza del parlamentare”, o dei consiglieri degli Enti Locali, che dovessero decidere di cambiare “casacca” o dovessero confluire nei “gruppi misti”. Tale esigenza nasce dalla espressa volontà degli elettori, poiché essi si sentono traditi da questi soggetti “naviganti” da una sponda all’altra in virtù di una delega loro concessa dall’elettorato, ma per un programma e una credibilità personale del tutto diversa da quella messa in opera con le “fughe” di mera opportunità personale.

Vorremmo augurarti buon lavoro con la prospettiva di incontrarci presto allo scopo di fare insieme il punto della situazione e per verificare anche se esiste la vera possibilità della rinascita della comunità aquilana sconnessa, ma non distrutta, dal sisma del 2009.

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