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L’Aquila, «Un passo indietro»

«È facile non pensare, è facile farsi scivolare tutto addosso, è ancora più facile lasciare che gli altri facciano per noi. La cosa più grave è però accettare in silenzio e compiacenti che il primo cittadino si svegli la mattina e decida, senza chiedere il parere agli aquilani, di prendere iniziative personali e scellerate per mettere dopo quattro anni di nuovo L’Aquila sul pettegolezzo di una intera Nazione». A dichiararlo è il consigliere comunale Vincenzo Vittorini.

«Sono quattro anni – continua Vittorini – che si fanno errori e si dà sempre la colpa all’ultimo commissario di turno. Non c’e mai stato un piano strategico, non c’e mai stata una visione del futuro, con un programma vero e partecipato con idee concrete, non si sono mai messe al primo posto le esigenze primarie di cittadini in seria difficoltà. In quattro anni una città con il maggiore rischio sismico in Italia e che piange 309 vittime non è stata in grado di mettere a punto un piano di protezione civile degno, per la sicurezza di tutti i cittadini. Sarebbe dovuta essere priorità assoluta. Anzi, il centro distrutto è stato riaperto e con esso tante attività commerciali che ci hanno creduto, licenze date senza regola per scambio di voto e ora la disperazione di chi non sa come pagare i debiti».

«Puntellamenti mai revisionati – sottolinea Vittorini – se non dopo qualche scossa per tenere buono chi alla sicurezza ci tiene. Che andiamo a raccontare al Governo? Il fallimento di un’amministrazione? Che il processo contro la CGR non ci ha insegnato nulla? Che abbiamo fatto finta di non sentire? Che non siamo neanche in grado di gestire le utenze dei progetti C.A.S.E.? che la manutenzione dell C.A.S.E. è inesistente e che stanno cadendo a pezzi? Che i nostri figli vanno a scuola in scatole di latta e non hanno nient’altro?»

«Andiamo pure a Roma – continua Vittorini – sull’asino ma se ci rideranno in faccia sarà poco. Aquilani la rotta è totalmente sbagliata. Abbiamo detto si a chi non era stato in grado di rendere questa città vivibile ancora prima del terremoto. Un’altra possibilità si da a tutti, ma ora, dopo quattro anni di scarica barile non possiamo più stare zitti. Non si può accettare la donazione di un auditorium monco, privo di camerini, 200.000 euro a carico della città e 100.000 euro l’anno di tasca nostra per un riscaldamento elettrico nell’era dell’energia alternativa. Non si può accettare di vedere la fontana luminosa accesa e spumeggiante solo il giorno dell’inaugurazione dell’auditorium per far fare bella figura al primo cittadino in giacca e cravatta mentre poi la fontana si è rotta e noi tutti giorni li a sperare che si riaccenda. Ma non ci sono i soldi! Frase ridondante».

«Basta – conclude il consigliere – ora basta, non abbiamo l’anello al naso! E la funivia? E il Gran Sasso? Ne vogliamo parlare? E’ della nostra dignità che stiamo parlando, della nostra vita e del futuro dei nostri figli. Diciamo basta a questo teatrino che ci sta uccidendo. Chi ha sbagliato faccia un passo indietro e lasci L’Aquila in mano a chi la ama veramente».

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