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Razzismo, s’è svegliato Abete: chiudere le curve

Dai e dai, sulla lotta al razzismo s’è svegliato pure Giancaro Abete. Il quale non è né un marziano né un passante intercettato casualmente in Via Allegri, ma il presidente della Federazione Italia Giuoco Calcio in carica dal 2 aprile 2007 e trionfalmente rieletto il 14 gennaio 2013 con il 94,34% dei voti.

Dopo anni di ignavia, lassismo e, soprattutto parole, parole, parole di un’organizzazione calcistica che non ha mai usato il pugno di ferro per combattere l’ignoranza e l’inciviltà negli stadi, ora Abete scopre che le multe non bastano più. Maddai? Quanto ci voleva a scoprire che i razzisti sghignazzano ad ogni ammenda comminata dal gudice sportivo? Tanto mica le pagano loro, le multe, ma le società che non c’entrano nulla.

Ora il presidente della Federcalcio pensa di chiudere le curve o i settori degli stadi da dove partono ululati e buu. Bravo. A parte il fatto che la proposta è stata presentata e approvata dall’Uefa, il cui Esecutivo il 24 maggio a Londra improrrà alle federazione nazionali di adeguarsi, le domande da porre ad Abete sono tre.

1) Ma quanto tempo, quanti insulti, quante barbarie da stadio dobbiamo ancora sopportare perchè la Federazione finalmente agisca?

2) L’8 gennaio scorso, dopo il caso Boateng a Busto Arsizio, lo stesso Giancarlo Abete aveva solennemente dichiarato: «Il problema è allontanare dagli stadi quelli che non devono starci perché inquinano la convivenza civile di un evento sportivo. Se è necessario sospendere le gare, che si faccia pur di contrastare questo fenomeno». Sono trascorsi 4 mesi e 6 giorni e non è stato fatto nulla, se non sospendere per 97 (novantasette) secondi Milan-Roma e poi, naturalmente, riprendere a giocare. Ma quanto ci mette Abete a muoversi?

3) Perché chiudere tutte le curve, penalizzando decine di migliaia di tifosi che certamente non sono razzisti? Perchè non si sbattono fuori dagli stadi soltanto i razzisti? Non ci avevate detto, Federcalcio e Viminale, che grazie a tornelli, tessera del tifoso, biglietti nominativi, steward e telecamere a circuito chiuso, la violenza e l’incultura negli stadi sarebbero stati debellati? Poi fa niente se, spesso, negli stadi, entrano bombe carte, petardi, magari anche razzi. L’importante è piazzare la tessera del tifoso e sequestrare i tappi delle bottigliette d’acqua minerale, così siamo tutti più sereni.

Tranquilli, razzisti: siete in una botte di ferro.

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