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Slot machine, un inganno legale

di Gioia Chiostri

Riapriamo una ferita che sanguina ancora: il gioco d’azzardo, le slot machine e le vlt monopolizzano la vita di molti, dissacrano famiglie, rompono equilibri e sfamano chi vi specula su.

La testimonianza di responsabili, atti a ricevere i [i]benefit[/i] del ricavato del Gioco per aiutare le cause dei più disagiati, ad esempio i colpiti dal terremoto in Abruzzo, ha testimoniato la sua non effettività. L’Aquila sta aspettando 500 milioni di euro promessi dallo Stato e mai visti. Gli stessi pseudo-beneficiari, obbligati ad accettare l’idea della donazione in quanto veramente bisognosi, hanno comunque espresso un profondo disagio nel vedersi artefici dello spingere il resto d’Italia a buttarsi nel gioco per aiutare la propria causa, anche se giusta e giusificata.

Chi ha concesso tanta libertà, ma, soprattutto, chi non ha attivato le procedure preventive per bloccare eventuali illeciti fin dalla nascita? Adesso siamo alle porte della legalizzazione online dei Casinò, attraverso la quale si vuole sfruttare una vera e propria patologia, infischiandosene di rovinare intere famiglie e finanze.

Quella delle slot machine è una vera e propria piaga sociale: questa è la summa, questa l’evidenza. Una volta si chiamavano “macchinette”, arricchivano i gestori e gli esercenti. Poi è arrivato lo Stato, che ha capito il [i]business[/i] che c’è dietro e ha deciso di ‘regolamentare’ il settore, per guadagnarci su. Il fenomeno è in continua crescita e sin dal 2009 è un proliferare di sale giochi, dove la gente entra e spende tutto quello che ha. Imprenditori, dipendenti, massaie e pensionati. Il target è veramente ampio. E a pensare che l’Italia è il terzo paese al mondo per numero di giocatori e il primo per spesa pro capite, viene male al fegato.

Ma chi ci guadagna davvero? La tassazione è progressivamente diminuita: oggi si attesta al 9%, mentre il costo sociale è elevatissimo, al punto che i Sert (Servizi per la tossicodipendenza) sono sempre più frequentati da vittime del gioco. Ci guadagna invece senz’altro la criminalità organizzata. Quello del gioco è un [i]business[/i] florido come la droga, se non di più, ma con rischi nettamente inferiori.

Ma è davvero possibile che in un paese come l’Italia, l’unica cosa ad essere cresciuta negli ultimi anni sia davvero solo il numero di video poker? Un’immensa torta spartita tra Stato, concessionari ed esercenti. Quest’anno l’industria dei giochi ha fatturato 61,4 miliardi di euro, di cui circa 44 ritornano in vincite, 9,9 vanno nelle tasche dell’erario (+17%) e il resto in quello di concessionarie ed esercenti. I concessionari delle slot sono, dal 2004, considerati veri e propri esattori per conto dello Stato, ma solo da quest’anno il ministro delle Finanze ha inserito una norma nell’ultima legge di stabilità che pone requisiti di trasparenza, onorabilità e solidità economica. I monopoli hanno vigilato sulle società concessionarie e su come sono stati gestiti i rilasci delle concessioni di giochi come Superenalotto, scommesse, gratta e vinci. Dietro, c’è uno stretto rapporto tra politica e aziende del settore, con ombre allungate sulla stessa legislazione italiana.

«La ripetitività del gioco – afferma lo psichiatra aquilano Vittorio Sconci – il rituale, si antepongono a tutti gli altri bisogni offrendo una via di fuga dalla realtà. Il vortice ti divora, come tutte le droghe e le dipendenze il benessere è solo iniziale. Poi subentra un dolore mentale e fisico difficilissimo da estirpare e sanare. Anche nella terapia le difficoltà sono molte e le ricadute frequentissime. Buoni risultati stanno avendo i gruppi di ‘automutuoaiuto’. Come per tutte le dipendenze la fase del confronto è decisiva, per capire e reagire».

Tra le buone pratiche da emulare per combattere il gioco d’azzardo c’è il regolamento edilizio di Reggio Emilia che va a limitare il numero di parcheggi per le sale scommesse. O l’idea di Pavia, che ha dotato i locali pubblici liberi da videoslot di un bollino blu per invitare i cittadini a un consumo consapevole. O la rara consuetudine di proporre sale scommesse trasparenti, sia per disincentivare i giocatori che non vogliono essere visti, sia per individuare minorenni.

L’industria della dea Bendata comincia ad avere dei nemici: il 22 aprile scorso si è svolta nella sede dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli la prima riunione dell’ ‘Osservatorio sui rischi di dipendenza da gioco‘ previsto dal decreto Balduzzi e istituito con apposito decreto dell’Agenzia. Il primo obiettivo che si è prefisso l’Osservatorio è stato quello di procedere ad un approfondimento della diffusione del gioco legale a livello territoriale e acquisire elementi sulla effettiva dimensione dei profili patologici de fenomeno.

Il sociologo francese Roger Caillois ha detto: «C’è l’alea, il dado. Diversamente da tutti gli altri giochi, non trae vantaggio dall’esperienza. Un americano che chiamasse a caso pescando dagli elenchi per parlare con Angelina Jolie avrebbe il doppio delle possibilità di azzeccarci, rispetto a un italiano che voglia fare 6 al Superenalotto».

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