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Sms dal cellulare di servizio, «No al licenziamento»

Aveva inviato, nell’arco di 10 mesi, oltre 13mila sms privati dal telefono cellulare di servizio, e per questo era stato licenziato.

La Corte d’appello di Napoli, però ha dichiarato illegittima la sanzione disciplinare reintegrando il lavoratore, dipendente Telecom, e la Cassazione ha confermato in via definitiva il verdetto, rigettando il ricorso presentato dalla società datrice di lavoro.

I giudici del merito avevano rilevato che il comportamento contestato al dipendente, in servizio da più di 30 anni senza mai ricevere rilievi disciplinari, «pur sanzionabile, non era tuttavia così grave da giustificare l’espulsione dal posto di lavoro».

Gli sms in questione, infatti, avevano comportato spese pari a 3 milioni e 216mila vecchie lire, somma che il dipendente si era sempre detto disponibile a rifondere. La sezione lavoro della Suprema Corte ha condiviso la tesi dei giudici di secondo grado, non ravvisando nella condotta del lavoratore «una irreversibile lesione del vincolo di fiducia che deve legare datore di lavoro e lavoratore dipendente, ed in particolare quel grave nocumento materiale o morale» che il contratto collettivo nazionale di lavoro «richiede per l’irrogazione della massima sanzione espulsiva».

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