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Carosello reloaded: un ritorno tutto fumo

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di Gioia Chiostri

Ieri sera, alle 21 e 10, l’infanzia oggi adulta ha avuto pane per i suoi denti: è tornato nelle nere tv italiane Carosello, il simpatico sketch di durata limitata che teneva desta l’attenzione prima del film serale. Dal 1957 al 1977: ben vent’anni di messa in onda di pubblicità dall’aria sbarazzina e divertente.

E ieri sera? cosa è accaduto al vecchio Carosello? Tanta attesa, tanta aspettativa, tanta nostalgia. Da 15 / 20 minuti del ‘vecchio stampo’, ai 5 miseri minuti del 6 di maggio: il nuovo Carosello va in onda su Raiuno poi su Radio Rai, al cinema e sul web. Si sperimenterà anche, e qui sta la vera novità, la prima applicazione di ‘realtà aumentata’ al mondo della pubblicità. Un Carosello ‘ricaricato’, come dice l’aggettivo in inglese (vedete come siamo avanti rispetto al passato!) che lo accompagna. Eppure, di ricaricato aveva solo la sigla iniziale. Suggestiva, rievocativa, anzi: col Jo Condor che cade a picco in bianco e nero, e il Gigante buono che ‘ci penso io a darvi uno schermo decente da guardare tutti assieme appassionatamente’. Il target che nel passato ha portato tutto questo audience al fenomeno tv, era basato su una ventina di minuti di pubblicità – le quali, ovviamente, non sarebbero più comparse dopo, durante il film che si sarebbe gustato in famiglia – concentrate e appassionanti, accattivanti: vere e proprie storielle da seguire ogni santa sera in attesa della fine.

Come è stata la ‘prima serata’ del nuovo Carosello?

Affascinante la tarantella napoletana che è esplosa all’inzio e di cui si conosce anche il titolo, I pagliacci, ma purtroppo non l’autore; arrangiata da Raffaele Gervasio e rieseguita a Torino dall’Orchestra Sinfonica nazionale della Rai. La melodia è la stessa del lontano ieri, stessi gli strumenti solisti che la eseguono: mandolino, tromba, arpa, ottavino, che ricordano le diverse città italiane.

La grafica ha mescolato le sigle che si erano succedute nei decenni, colorandole e rendendole moderne con l’aggiunta qua e là di figurine nuovo stampo, come un ragazzo che fa surf, un altro con la mountain bike, la giovane donna in carriera con i tacchi alti. Il Carosello di ieri testimoniava un piede rivolto in avanti, soprattutto per le donne, poiché faceva vedere che esisteva la carne in scatola, e che quindi per una sera si poteva anche non cucinare; rendeva palpabile la lavatrice, rendeva vera l’idea che i panni potevano anche non lavarsi solo a mano. Ma andiamo ad approfondire le quattro pubblicità che ieri sera si sono reinventate per Carosello: la Wind, che ha insistito su persone ‘normali’, come tutti, che vanno al lavoro, cucinano e comunicano in totale chiarezza, trasparenza, semplicità. La Conad, invece, che ha proposto una versione lunga della sdolcinata storia di quel signore senza nome che si sveglia nel pieno della notte, chiede consiglio a sua moglie (che pensa sempre di essere al primo posto per lui, scordandosi per un attimo dell’esistenza del Supermercato) e va a controllare la freschezza dei suoi prodotti. La Ferrero, che ha unito la vecchia promozione della Nutella in bianco e nero con quella a colori recante la voce di Pavarotti. L’Eni, dal canto suo, ha puntato su un racconto animato, col protagonista di sempre, il cane a sei zampe, tipico del marchio, il quale incontra la lucertola Piera, che non riesce a scaldarsi.

 

Durante la trasmissione degli spot, una semplice «app» caricata sullo smartphone o sul tablet, consentirà poi di accedere a contenuti di approfondimento, multimediali ed interattivi, collegati quello che in quel momento sta andando in onda. Ed è questo, a tutti gli effetti, il grande cambiamento che fa di Carosello uno sketch digitale per i bimbi digitali. «Io, fino all’età di 18 anni, praticamente, sono cresciuto con Carosello. Prima c’erano solo due reti, Rai 1 e Rai 2, ed era un obbligo, quasi, per me sedermi davanti alla Tv la sera e vedermi tutte e dieci le pubblicità che mandavano in onda. In mente ho tutti i protagonisti di allora. Il nuovo Carosello è certamente molto diverso, ma, forse, ciò che è diverso davvero è il contorno sociale che lo accoglie. Non c’è più stupore nel guardare una lavatrice, o Calimero che cerca di diventare bianco. Sono i tempi che sono cambiati» – queste le parole di Pietro, un signore che è diventato adulto con Carosello.

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