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Bimbi poliglotti: la lingua s’apprende nel pancione

I bambini imparano a distinguere le differenze tra i vari idiomi già nella pancia della mamma. Soprattutto nelle ultime dieci settimane di gravidanza, il feto ascolta i discorsi della propria mamma, assaporando già la voce di colei che le sarà accanto per tutta la sua vita. I neonati, ancor prima di nascere, cominciano ad apprendere la loro lingua ascoltando le parole pronunciate dalla mamma. Che sia idioma inglese, tedesco, spagnolo, russo, polacco, indiano o magari turco non importa: l’apprendimento delle lingue nei nascituri inizia già a partire dalle ultime settimane di gravidanza. I meccanismi sensoriali e cerebrali, infatti, si sviluppano alla 30esima settimana di gestazione.

Alcuni ricercatori americani sostengono proprio questo tipo di concetto; in uno studio, gli esperti dell'[i]Institute for Learning & Brain Sciences dell’University of Washington[/i], dichiararono che l’apprendimento di un linguaggio inizia molto prima di quanto si è pensato fino ad ora: imparare una lingua straniera è possibile già durante il periodo di gestazione. I bambini nati da poche ore sono in grado addirittura di distinguere i suoni provenienti da una lingua sconosciuta rispetto a quelli appartenenti al proprio idioma madre. Inoltre è scientificamente provato che di fronte a idiomi differenti hanno reazioni differenti.

«I suoni delle vocali nei discorsi della madre – spiega Patricia Kuhl, una delle responsabili dello studio – sono quelli più alti che il feto segue in maniera automatica. Questo primo studio dimostra che il bambino impara in epoca prenatale i suoni dei discorsi nella lingua materna, prima dunque di quanto si possa pensare».

«Per gli scienziati i bimbi sono degli allievi formidabili, delle piccole spugne; andare alla scoperta di come assorbono le informazioni, potrebbe gettar una luce di chiarimento sulle fasi dell’apprendimento durante tutto il corso della vita. Vogliamo arrivare a scoprire qual è la magia che c’è nella prima infanzia. Una magia che sparisce, a quanto pare, in età adulta. Si tratta di un potenziale che non possiamo sprecare», conclude la Kuhl.

Bambini prodigio o no, qualcosa s’accende quando la voce della mamma si fa sentire e forte. Il bambino è creta da modellare; sta al genitore decidere quanto approfondire la ricerca delle potenzialità inespresse del proprio figlio, conoscendolo solo un po’ meglio. (g.c.)

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