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Cialente chiama lo Stato: «Venite voi all’Aquila»

di Alessia Lombardo

«Alle 14 la fascia del sindaco viene restituita al presidente della Repubblica. I tricolori saranno tolti da tutti gli uffici pubblici. I genitori dovranno spiegare ai bambini, che non vedranno più il tricolore nelle proprie scuole, cosa sta accadendo. Lo Stato potrà restituirla quando avrà fatto la propria parte. Se entro 15 giorni non avremo i soldi io me ne vado, vengano gli altri».

Sono le premesse fiume del sindaco Massimo Cialente prima della propria autosospensione. Una protesta che si spera faccia rumore a Roma, le telefonate e l’interessamento di Gianni Letta e Fabrizio Barca non sono bastate.

Stanco e allo stesso tempo vulcanico Cialente, nella conferenza stampa convocata lampo in mattinata, assieme alla propria Giunta prende ufficialmente le distanze dallo Stato per la poca attenzione dimostrata per il capoluogo d’Abruzzo nella difficile fase della ricostruzione.

«Se L’Aquila è un’emergenza – ha tuonato il primo cittadino – è una grande questione nazionale. Le telefonate non bastano più. Abbiamo finito i soldi dal mese di ottobre. Sono quattro mesi e mezzo che aspettiamo 250 milioni. Sarebbero dovuti essere qui la scorsa settimana, ma neanche oggi sono arrivati. Senza fondi c’è stata la sospensione del rilascio di finanziamenti per circa 2.000 progetti».

Nel mirino di Cialente, che ha etichettato il Commissariamento come una «pagina nera» su tutto la burocrazia e l’atteggiamento nazionale quando bussa alle porte romane. «Se decidono di mollarci lo dicano apertamente – ha proseguito – quando telefono ho la sensazione di fastidio. Si devono muovere, la Corte dei conti deve sapere che è un’emergenza».

Il Comune, che si è trovato a fare da cuscinetto tra lo Stato e il cittadino, non risponderà più a nessuno, ma attenderà delle spiegazioni. «Ci sono ancora oltre 40mila sfollati – ha precisato – 250 persone che sono negli alberghi o nella Caserma della Guardia di Finanza, 13mila persone in Cas e altri cittadini in C.a.s.e. e M.a.p. fatti male. Quella dei 120 M.a.p. è stata una tegola».

«Non risponderò più al Prefetto né al Capo dello Stato – ha proseguito – sono loro che devono dare risposte a me. Non hanno capito nulla del clima, della disperazione e della rabbia che ci sono qui».

Sulla visita degli storici dell’Arte arrivati ieri all’Aquila Cialente, mortificato come sindaco, ha tuonato.

«Siamo stanchi di sentire che L’Aquila deve essere ricostruita. È una vergogna. Nel giro di due mesi si sono trovati 6 miliardi per l’Emilia e a 4 anni dal sisma noi siamo in mezzo a una strada con le pratiche bloccate per mancanza di soldi e persino gli operai edili in cassa integrazione».

«Invito il ministro beni culturali Massimo Bray venuto ieri a titolo personale – ha aggiunto – a raccontare ciò che ha visto».

Come di consueto non le ha mandate a dire neanche all’ex commissario Chiodi. «Anche la città – ha detto – ha abboccato alla buffonata del piano di ricostruzione, del giochino Chiodi-Fontana».

Giunta compatta con il sindaco che si è autosospeso. «È un gesto politico – ha spiegato Lelio De Santis, assessore al Bilancio – l’ordinaria amministrazione non può andare. Da quest’anno non avremo più il contributo di 7 milioni e ci troveremo in grande difficoltà per la redazione del bilancio. Il Comune non riceve ancora il contributo di 26 milioni (annui) del 2011 e del 2012».

Cialente, con una lettera inviata in data odierna, ha informato il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio dei Ministri, il ministro dell’Economia, il ministro per la Coesione territoriale, il ministro dello Sviluppo economico, il ministro per i Beni culturali, il ministro dell’Interno, il presidente della Corte dei conti, il direttore generale del Mise e il direttore generale del Mef, delle condizioni del capoluogo terremotato e delle proprie problematiche.

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