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Primo maggio tra storia e attualità

di Nando Giammarini*

Da un’idea del Congresso della Seconda Internazionale, riunita a Parigi il 20 luglio 1889, nacque la festa internazionale del lavoro: il Primo Maggio. La data fu una scelta strategica, prendendo spunto da una grandiosa manifestazione svoltasi a Chicago il primo maggio 1886 e repressa nel sangue. In questo giorno i lavoratori e gli operai di tutto il mondo rivendicano i loro sacrosanti diritti dimostrando che, nonostante tante diversità di ideologia, nazionalità, razza, linguaggio, la classe operaia è unita e vuole conquistare sempre maggiori spazi di autonomia e nel fronte dei diritti.

Si aprirono successivamente delle dispute sul significato di tale particolare ricorrenza, cioè se debba essere un giorno di festa e quindi di divertimento o di mobilitazione in difesa dei tanti diritti ancora negati.

Alla luce dei fatti e dei giorni nostri possiamo tranquillamente affermare che si tratta di una ricorrenza di festa e di lotta soprattutto in tempi bui come gli attuali con una galoppante crisi economica che attanaglia il Paese.

Nel ventennio fascista la festa fu sospesa per disposizione di Mussolini che ne proibì la celebrazione, spostandola al 21 aprile, Natale di Roma, di fatto snaturandola. Essa fu ripresa con grande vigore all’indomani della Liberazione nel 1945 quando partigiani, giovani e lavoratori di ogni settore furono di nuovo insieme in un clima di entusiasmo.

Non mancò un episodio funesto, a distanza di due anni, la terribile strage di Portella della Ginestra in cui gli uomini del bandito Salvatore Giuliano aprirono il fuoco contro i lavoratori che assistevano a un comizio uccidendone 11 e ferendone una trentina. Uno scomodo affare di Stato mai chiarito che ancora oggi ripropone il tema della complicità, chiamando in causa dirigenti politici, servizi segreti italiani e americani fino allo stesso Vaticano tantoché i familiari delle vittime hanno chiesto la riapertura dell’inchiesta, nel vano tentativo di scoprire la verità. Lo stesso presidente del Senato, Pietro Grasso, in questi giorni in Sicilia, ha deposto una corona di fiori al Memoriale di Portella della Ginestra ed ha assicurato tutto il suo impegno per fare luce piena su quella strage degli innocenti.

Ma torniamo ai giorni nostri, alla festa del lavoro che vede un impegno generale per celebrare il primo maggio in campo sociale ed economico, tenendo ben presenti i drammi che genera la perdita del posto di lavoro e i tanti gesti sconsiderati cui arrivano persone preda della disperazione più nera.

Ed eccoci giunti al mega concerto di piazza San Giovanni – la famosa piazza rossa cara alla sinistra italiana e, recentemente, ai “grillini”, che l’hanno riempita in occasione della recente campagna elettorale – dove per la prima volta nel 1990 per volontà dei sindacati confederali, CGIL, CISL e UIL, in accordo con il Comune di Roma si tenne il primo mega concerto della festa del lavoro. Qui nel corso degli anni si sono alternati i nomi più noti della musica italiana e straniera, si tratta del più grande raduno musicale d’Europa quest’anno denominato: ”[i]Musica per il nuovo mondo. Spazi, radici, frontiere[/i]”.

Saliranno sul palco tra gli altri : Max Gazzè, Cristiano De André, I Ministri, Africa Unite e Marta sui Tubi, Motel Connection, Enzo Avitabile e i Bottari, Management Del Dolore Post Operatorio, Marco Notari e gli immancabili Elio e le Storie Tese.

Due altri eventi speciali saluteranno la kermesse musicale: la Grande Orchestra Rock di Vittorio Cosma e i 100 violoncelli di Giovanni Sollima.

Alla prima, composta per l’occasione da Roberto Angelini e James Senese, Boosta dei Subsonica e Maurizio Solieri, Enzo Avitabile, Federico Poggipollini, Stefano di Battista, gli Gnu Quartet, Niccolò Fabi, Federico Zampaglione, Francesco Di Giacomo e Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso, Appino degli Zen Circus, Emidio Clementi dei Massimo Volume, Cosmo, Colapesce ed Erica Mou, spetterà il compito di reinterpretare in chiave rock le canzoni della tradizione cantautorale italiana. Ai secondi sarà affidata l’apertura della parte serale del concerto con l’esecuzione dell’Inno di Mameli e di Bella Ciao in una suggestiva versione per archi.

In pratica si tratta di una maratona musicale in piazza per valicare tutte le frontiere e prevede il tutto esaurito con una partecipazione di ottocentomila persone provenienti da ogni parte d’Italia ivi compreso il nostro Abruzzo. Per chi non potrà partecipare il concerto, quest’ultimo verrà trasmesso in diretta sui Rai 3 dalle 15 alle 19 e dalle 20 alle 24.

Auguriamoci sia festa di pace, d’amore di musica e serva a scuotere le coscienze dei nostri politici sull’impellente problema del lavoro.

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