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Inchiesta Map, Ragone resta agli arresti domiciliari

Resta agli arresti domiciliari Rocco Ragone, maresciallo del Genio militare principale indagato dell’inchiesta ‘mappopoli’ della procura della Repubblica dell’Aquila relativa a casette post-terremoto 2009, i moduli abitativi provvisori (Map), realizzati con qualità scadente.

Il tribunale del Riesame dell’Aquila ha infatti respinto l’istanza di revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari inoltrata dall’avvocato Amedeo Ciuffetelli. I giudici Carla Ciofani (presidente), Italo Radoccia (relatore) e Guendalina Buccella (a latere) hanno invece accolto la richiesta di revoca dei sequestri preventivi disposti nei confronti del maresciallo dell’Esercito: un’abitazione, una villa, tre conti correnti suoi e della moglie e un’autovettura, una Lancia Ypsilon. Per la casa, in particolare, è stata accettata la tesi difensiva che non fosse di valore sproporzionato rispetto al reddito, dopo trent’anni di servizio e un mutuo acceso dall’indagato; inoltre, la costruzione era cominciata prima del sisma.

A questo punto non è escluso che l’indagato chieda di essere interrogato dal pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Antonietta Picardi, e che successivamente ci sia una nuova istanza. «Rispetto al quadro iniziale accolgo con favore la decisione – afferma l’avvocato Ciuffetelli – vuol dire che le tesi difensive in parte hanno avuto conferma, soprattutto sul fatto che Ragone non è la figura inizialmente dipinta. Sembrava uno che si fosse arricchito con i map, invece l’aspetto patrimoniale viene ridimensionato».

Quanto agli aspetti tecnici dell’inchiesta, per il legale «la perizia dell’accusa richiederà molti approfondimenti ma Ragone non può sostenerne gli oneri da solo. E’ auspicabile un incidente probatorio con l’intervento di chi i map li ha progettati e collaudati, magari anche la Protezione civile».

Ragone è accusato di corruzione, peculato, estorsione, falso e truffa ai danni dello Stato nell’ambito della prima emergenza post-sisma del 2009, quando era in servizio presso la Protezione civile. Tra le tante accuse gli viene contestato di aver favorito una ditta e chiuso un occhio sulle irregolarità in un appalto che ha portato alla realizzazione di map di pessima qualità.

Inoltre, ha utilizzato auto pubbliche legate al suo ruolo per viaggi personali. In un caso si è anche finto militare delle Fiamme Gialle per minacciare un’agenzia funebre e farsi scontare un funerale.

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