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Giorgio Napolitano uno e trino

di Fulgo Graziosi

Caro Presidente,

abbiamo preso atto, con un certo piacere, che il tuo discorso a Camere riunite è stato molto apprezzato dagli italiani, in quanto impregnato di decisione e di precise indicazioni per gli eletti. Siamo anche certi, però, che qualcuno dei tuoi sostenitori, dopo le tue parole pronunciate con un certo calore, avrebbe voluto tornare indietro, se gli fosse stato consentito, per cancellare la tua rielezione, attraverso cui potresti essere visto nella veste di uomo politico “Uno e trino”, dotato di tre forti caratteristiche: uomo di Partito di comprovata esperienza; Capo dello Stato con funzioni sperimentali di Presidente di una possibile Repubblica Presidenziale; eminenza grigia della Presidenza del Consiglio, con abili attitudini di esperto suggeritore. Sono cose che capitano, specialmente in questa edizione delle seconda Repubblica. Comunque, ci fa piacere riconoscerti qualche merito, visto che non lo fanno doverosamente i tuoi “compagni”, con i quali hai militato per diversi decenni: carattere, fermezza e decisione. Per l’equità e l’equidistanza. . . avremmo qualche dubbio e delle modeste riserve. Il tempo necessario per rimediare non manca. Sette anni sono più che sufficienti.

Abbiamo sentito parlare in questi ultimi giorni dei provvedimenti da assumere per l’eventuale revoca delle onorificenze dello Stato conferite dalla Presidenza della Repubblica a quei cittadini che si sono distinti nel campo del lavoro, della scienza, delle professioni, delle attività sociali e che, successivamente, abbiano avuto poco edificanti comportamenti, noie giudiziarie o, addirittura, condanne passate in giudicato. L’idea non dispiace agli italiani, ma dovrebbe avere un’applicazione “[i]erga omnes[/i]”. L’applicazione di tale principio porterebbe, in via prioritaria, alla revoca dell’ultima promozione da te effettuata a favore del “Senatore a vita” Mario Monti per una semplice e inconfutabile ragione: ha promesso, non vogliamo dire giurato, agli italiani che, al termine del mandato a tempo da te conferito, avrebbe lasciato tutto, ogni attività politico amministrativa, per ritornare nel suo ambiente naturale. Invece, guardando gli eventi che si sono succeduti, potremmo affermare, senza ombra di dubbio, che la poltrona di Primo Ministro gli è piaciuta fino al punto di progettare un possibile insediamento per un quinquennio, senza neppure esporsi pubblicamente con la candidatura elettorale, ignorando totalmente gli impegni pubblicamente assunti più volte con i vessati contribuenti. Un tradimento che non ammette giustificazioni di sorta e che comporta la revoca d’ufficio, senza possibilità di appello, della qualifica di “Senatore a vita”, così come si sta giustamente facendo nei confronti dei “Cavalieri del lavoro” indegni della qualifica.

Un’altra ombra da dissipare è quella relativa alla nomina dei famosi “saggi”. Non intendiamo metterli alla berlina e, salvaguardando i rispettivi meriti professionali, possiamo affermare che alcuni punti del “sofferto decalogo” che hanno prodotto appaiono quanto mai inaccettabili, ingiustificabili e inopportuni. Veniamo al dunque ed esaminiamo solamente qualcuno dei più significativi.

Il finanziamento dei partiti. Non ci sarebbe bisogno neppure di sottolineare il fatto che la proposta è stata formulata subendo palesemente la tesi dell’ex incaricato della formazione del Governo senza numeri. La proposta dei “saggi” vuole rappresentare esclusivamente uno sonoro schiaffo, a mano aperta, alla faccia degli italiani che, attraverso un [i]referendum[/i] e con contestazioni provenienti da ogni parte del Paese, hanno dichiarato il proprio dissenso per ogni e qualsiasi forma di finanziamento e di rimborso ai Partiti. Vogliamo ancora persistere nel turlupinare gli italiani? Bell’esempio di attaccamento ai valori dello Stato e bell’esempio del rispetto verso gli elettori!

Vogliamo parlare anche della proposta di riforma del Senato? I “saggi” eliminano i Senatori e, al posto degli stessi, propongono di insediare i più “esperti dissipatori” delle sostanze dello Stato che, in meno di un trentennio, hanno messo letteralmente il Paese in mutande. Il riferimento, per coloro che non volessero intendere, riguarda le Regioni. Meglio ancora i Presidenti delle stesse. Coloro che amano farsi chiamare “Governatori” (semplicemente Presidenti sarebbe stato riduttivo). A noi piacerebbe definirli “Faraoni” poiché, a differenza dei Governatori, hanno avuto poteri incontrastati nella distruzione dell’equilibrio socio-economico e politico del Paese. È mai possibile che ai signori “saggi” sia sfuggito tutto ciò che le Regioni hanno combinato con la conferenza Stato/Regione. Attraverso la stessa hanno usurpato, in maniera poco costituzionale, ruoli e diritti di squisita competenza statale, senza che gli Organi di controllo abbiano potuto eccepire alcun dissenso o rilevo? È mai possibile che gli stessi “saggi”, forse impegnati alla ricerca di incomprensibili alchimie, non abbiano rilevato gli scandali posti in essere dai Consiglieri Regionali, certamente più impegnati a spendere le risorse pubbliche con i “bancomat” anziché pensare alla occupazione giovanile, alla formazione di posti di lavoro, al miglioramento delle condizioni di vita, capaci di creare occasioni di sviluppo socio economico dei territori di competenza?

Abbiamo rilevato, inoltre, che nel decalogo dei “saggi” si fa riferimento, con molta determinazione alla urgente riforma elettorale, come se dalla stessa dipendesse la soluzione della crisi economica in cui versa paurosamente il Paese. Se l’auspicata riforma, di cui non si intravede la minima indicazione di progettazione, dovesse tendere alla possibile formazione di una “Repubblica Presidenziale”, ben venga l’idea. Non si comprende, però, perché non se ne voglia parlare con la necessaria trasparenza che il caso richiede. Se, però, l’agognata riforma dovesse sottendere una qualsiasi garanzia di elezione per gli incancreniti attuali parlamentari, sarà bene non insistere ancora sulla materia per non creare incontrollate reazioni della comunità nazionale.

Non possiamo fare a meno di evidenziare una grave carenza operata, forse con “[i]ob torto collo[/i]”, nel decalogo dei saggi: il mancato riferimento ad una razionale riforma fiscale. Proprio la formulazione di una corretta, precisa, trasparente e applicabile legge di un nuovo sistema fiscale potrebbe costituire la rampa di lancio per la rinascita, per la ripresa, per la crescita delle attività produttive del Paese. La condizione necessaria, però, è costituita dal fatto imprescindibile e irrinunciabile che le tasse le debbano pagare tutti, dal primo fino all’ultimo contribuente. Si può e si deve continuare a scovare e perseguire gli evasori che trasferiscono i capitali nei paradisi fiscali del mondo, ma non basta. Una puntuale, capillare e razionale azione di verifica e controllo della evasione andrebbe fatta all’interno del Paese, dove il sommerso appare di gran lunga superiore allo specchietto delle allodole del trasferimento internazionale dei capitali. Facciamo in modo che ogni famiglia possa detrarre le spese effettivamente sostenute quotidianamente. Dall’analisi delle detrazioni, non è difficile e non c’è neppure bisogno dei soloni della finanza, verrebbero fuori gli evasori e i relativi importi sottratti allo Stato, che, moltiplicati per gli ultimi cinque anni consentirebbero tangibilmente l’abbassamento del debito pubblico. Forse, se avessimo lasciato ai “saggi” la facoltà di esprimere i concetti che “realmente” pensano, saremmo arrivati alle stesse conclusioni.

È giunto il momento, caro Presidente, di eliminare il sistema dell’applicazione delle “pezze a colori”. Durano poco. Si scoloriscono facilmente, proprio come i Partiti. Si gualciscono anche senza usarle. Si scuciono o, addirittura, si strappano così come avviene attraverso le correnti politiche di ogni singolo Partito. Perciò, se dobbiamo fare le riforme, facciamole seriamente, senza continuare a prendere per i fondelli gli italiani. Noi siamo disponibili. Nei limiti delle nostre possibilità ti vogliamo anche aiutare. Dal canto tuo, però, fai in modo che il tuo “Colle” non si trasformi nel “Calvario” sul quale l’attuale classe politica vorrebbe continuare a crocifiggere il Paese e il popolo italiano. Basta. Siamo veramente stanchi.

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