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Il pagherò di Massimo Cialente

di Fulgo Graziosi

Non è la prima volta, non sarà neppure l’ultima, che gli amministratori comunali, lancia in resta, partano alla volta di Roma per battere i pugni sul tavole del Governo, alla ricerca di possibili finanziamenti per la ricostruzione della città. Questa volta hanno voluto macchiarsi anche di plagio, scippando i “carriolanti” non solo delle carriole, ma, anche e soprattutto, del valore simbolico che gli stessi avevano voluto attribuire alle “carriole”. Comunque sia, l’effetto desiderato non è stato proprio quello a cui avevano mirato. I romani non si sono neppure accorti delle carriole e di chi le aveva riempite con dei faldoni poco credibili. Troppo puliti e troppo ordinati. Non hanno offerto l’impressione di essere stati effettivamente manipolati per una lunga e laboriosa istruttoria. Forse la gente e gli stessi responsabili del Governo Tecnico avrebbero potuto dedicare maggiore attenzione all’iniziativa se Sindaco e C. avessero percorso l’intero tratto L’Aquila Roma a piedi e con le carriole cariche delle pratiche realmente istruite.

La maggior parte degli aquilani, compreso i “carriolanti”, non hanno condiviso l’iniziativa, ritenendola superflua e inefficace. In effetti, avrebbe potuto essere evitata questa specie di sceneggiata, soprattutto perché all’Aquila soggiorna, ormai da un bel pezzo, un autorevole rappresentante del Governo Tecnico, con ampia delega alla ricostruzione. Al posto di Barca, forse, non avremmo ben compreso il gesto del Sindaco e di tutta la Giunta. Avrebbero potuto ottenere lo stesso risultato e le stesse risposte in loco, senza valicare l’Appennino e senza guadare il Tevere. Il risultato del colloquio di Roma, Barca presente, non è stato riferito con la solita enfasi e con la dovuta correttezza. Non è stato promesso nulla di sicuro. Anzi, per la verità, la concessione della cifra richiesta dal Sindaco è stata nettamente subordinata alle disponibilità di cassa. «Vanno prima ricercati i fondi necessari per assicurare la continuità dei pagamenti della cassa integrazione e, poi, ove si riesca a recuperare qualche economia, si penserà ad un eventuale finanziamento in conto per la ricostruzione della città».

Oggi, la puntuale conferma del dimezzamento della richiesta del Comune, divulgata con un notevole abbassamento dei toni e delle pretese. Per condurre una trattativa di tale delicata importanza occorrerebbe che l’Amministrazione Comunale ricorresse alle migliori qualità della diplomazia, senza abbassare il livello della dignità, ma senza alzare i toni per inaccettabili pretese. Questa volta, caro Sindaco, appare quanto mai appropriato il vecchio detto che i “pifferi di montagna” sono tornati quasi a mani vuote, o ancora meglio, con la sottoscrizione di un “pagherò” ministeriale al quale gli aquilani crederanno solo quando sarà effettuato il versamento nelle casse comunali. A nostro avviso, però, anche “Barca” è tornato solo. Le sue assicurazioni sulla disponibilità finanziaria dello Stato per la ricostruzione non hanno trovato alcun riscontro nelle competenti sedi del Governo dei “grandi tecnici”. Barca, inoltre, molto più interessato alla conquista dei poteri forti in seno alla segreteria del Pd che alla ricostruzione della città, comincia ad assaporare anche un’altra sconfitta ad opera dei consolidati e antichi incastellamenti della segreteria del partito, difficilmente attaccabili, specialmente da parte di chi ha la presunzione di conoscere l’intero pianeta dello scibile e delle grandi strategie della segreteria politica del Pd.

Di questo passo, con questi presupposti e con i risultati fino ad oggi raggiunti, cosa potranno raccontare ancora alla comunità aquilana i preposti alla gestione della ricostruzione?

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