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Harlem shake anche nei licei abruzzesi

di Gioia Chiostri

Siamo ad Avezzano, una cittadina marsicana apparentemente tranquilla. Eppure, nel liceo scientifico Pollione, protagonista di innumerevoli situazioni non proprio idilliache per via della ricostruzione, succede l’inatteso: prende forma un Harlem shake in pieno orario di lezione.

Non è follia, non è mancanza di docenti attenti e responsabili e nemmeno voglia di emulare i fratelli americani. La ragione è un’altra, come spiega l’organizzatrice, la studentessa Noemi Bisegna: «L’idea di fare un Harlem shake è nata parallelamente al grande successo che questo ‘fenomeno’ ha avuto in rete, un successo mondiale senza pari che ha visto persone, in ogni angolo della Terra, diventare folli in meno di trenta secondi. Mi sono subito armata di parrucche, occhiali, una buona videocamera e un pizzico di coraggio, convincendo più gente possibile a partecipare. Girare il primo Harlem shake avezzanese era diventato un obiettivo: dovevamo riuscirci. Ho riscontrato fin da subito approvazione ed entusiasmo da parte della mia classe, una classe quinta del liceo di Avezzano che, a luglio, si troverà, terrorizzata, faccia a faccia con una commissione di professori per portare a termine il lungo viaggio scolastico, estenuante ma meraviglioso».

Perché un Harlem shake? «Il perché è presto detto: abbiamo voluto lasciare – ha spiegato la ragazza – un ricordo di noi agli altri, ma ancor più importante è il messaggio che ci siamo volute dedicare con questa pazza danza: vivere la vita (e soprattutto gli esami) con un pizzico di follia, spensieratezza e una buona dose di allegria e, ancora più importante, vivere questa esperienza tutti insieme. Credo che tutto ciò ci abbia dato una maggiore consapevolezza: porteremo per sempre nel nostro cuore il ricordo di questi anni colmi di grande risate, studio e tanta voglia di crescere. E poi, se per caso tra quarant’anni dovessimo dimenticarci di tutto, beh, ci sarà sempre Youtube a ricordarcelo!».

«I professori erano all’oscuro di tutto – aggiunge la studentessa – Abbiamo progettato il piano nelle due ore di assemblea di classe dell’ultimo giorno prima delle vacanze pasquali. Nei nostri zaini avremmo avuto uno o due libri e cinque o sette paia di occhiali. Avevamo a nostra disposizione un’aula intera ed una dose di adrenalina che ci rendeva impazienti. Tutto era pronto, bastava solamente trovare un’angolazione ottimale per la registrazione e premere il pulsante Rec della videocamera. Tutto il resto, è stata una continua risata. Per quanto riguarda i professori, spero solo ci ridano un po’ su, e perché no, magari un giorno potremo invitarli a partecipare ad un mega Harlem shake di fine anno scolastico».

L’Harlem shake si chiama così perché ha avuto origine nella città di Harlem, New York, nel 1981. Sin dall’inizio ottenne una velocissima diffusione nelle aree metropolitane vicine, e divenne popolare grazie a numerosissimi clip musicali. Il creatore dei passi, re del vero Harlem Shake, è un residente di Harlem, soprannominato “[i]Al B[/i]”. Originariamente la strana danza venne chiamata “[i]albee[/i]” ma, in un secondo momento, al Rucker e ad Harlem venne ribattezzata Harlem shake. L’Harlem shake divenne popolare nel 2001, quando [i]G. Dep[/i] la utilizzò nel videoclip “[i]Let’s Get It[/i]”. Da allora, il successo è cresciuto; dall’Harlem Shake venne estrapolato un passo così detto [i]The Chicken Noodle Soup[/i] che, nell’estate del 2006, divenne popolare quando DJ Webstar e Young B l’adottarono in un loro videoclip. Nel marzo 2013 la danza balzò nuovamente alla ribalta, quando una canzone di nome proprio Harlem Shake, originariamente postata su YouTube ad inizio 2012. Anche se, di fatto, la danza ballata nel video non ha niente a che fare con l’originale.

«La fonte primaria d’ispirazione è stata sicuramente la rete: YouTube ci ha permesso di venire a conoscenza del fenomeno dell’Harlem shake e di trarne spunto. Anche Wikipedia è stata molto utile: prima di girare il video, mi sono sentita in dovere di informarmi riguardo la nascita e la diffusione di questo particolare ballo; alla fine, con mio grande stupore ho scoperto che un movimento tipico di questa danza si ispira addirittura alle mummie dell’antico Egitto che, di fatti, non si possono effettivamente muovere, ma solo ondeggiare e scuotere (to shake, per l’appunto). Ecco allora il grande potere di internet: quello di trasformare una danza tipica newyorkese in un Internet meme, condividerlo e farlo arrivare in una piccola cittadina come Avezzano. E’ letteralmente straordinario», ha concluso Noemi, con un sorriso ben disteso sul viso da diciannovenne.

L’età dell’adolescenza è veramente costellata da attimi di totale spensieratezza. Vivere alla giornata finché si può è un obbligo che non dobbiamo mai dimenticare.

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