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Blundo «Facciamo conoscere le nostre specialità»

«Nella festa della Liberazione, che ricorda un generoso contributo di sangue per il riscatto dell’onore e della libertà d’Italia, ottenuto anche grazie ai sacrifici degli eserciti canadesi e neo-zelandesi, si è allestito in Piazza Duomo uno stand di prodotti tipici provenienti da altre regioni che hanno rianimato il centro storico» lo scrive in una nota la senatrice Enza Blundo.

«Ho apprezzato l’opportunità di gustare la cassata siciliana – continua la Blundo – che ho acquistato volentieri per portarla a mio padre anziano nativo di Pachino, nonché l’importanza di una manifestazione di affetto e sostegno da parte di cittadini appartenenti a città e paesi lontani dal nostro. Tuttavia ritengo necessario e auspicabile che vengano organizzate manifestazioni per promuovere e far conoscere anche le nostre specialità, i prodotti agroalimentari locali e abruzzesi, da valorizzare anche per i turisti, fin ad oggi presenti solo grazie alla riapertura in centro del negozio di prodotti tipici alimentari “La Camoscina”».

«Questi operatori – spiega la senatrice – si trovano spesso ostacolati proprio da quelle istituzioni che dovrebbero essere preposte a sostenerli. Un paradosso di cui tutti abbiamo sperimentato i risvolti negativi, e che rischia non solo di allontanare sempre più i cittadini e i produttori dalla pubblica amministrazione, ma di allontanare dal proprio territorio i protagonisti e i portatori di un patrimonio di attività, storia, cultura e produzione che invece è nostro dovere preservare per le future generazioni».

«Ieri in aula ho dovuto interrompere il mio intervento su queste tematiche – prosegue – per integrazioni suscitate dall’esposizione del ministro Barca, proprio nel momento in cui avrei parlato della valorizzazione dei prodotti locali e della loro salvaguardia. Le attività agricole, agroalimentari e pastorali hanno avuto un ruolo millenario di presidi ambientali e di paesaggio, grazie alle quali questo ambiente si è preservato fino a noi».

«Senza dubbio – conclude Enza Blundo – i Parchi e le aree protette possono dare ai prodotti delle aziende territoriali e legate alla tradizione, un’opportunità, ma occorre salvaguardarli dalle imitazioni e da un’indebita appropriazione dei valori ambientali e dei prodotti tipici locali, sostenendo un settore che ha continuato e, nonostante la crisi, continua a manifestare una propria autonomia, capacità produttiva e di gestione».

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