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San Pio della Camere nel giorno delle ‘Quirinarie’

«Un famoso cantautore emiliano, in una canzone dalla ritmica blues degli anni sessanta, definiva la S.S. 17 una “lunga lastra di catrame” percorsa dal passo lento degli autotreni. Ieri come oggi, sembra che la storia non sia poi molto cambiata» lo afferma in una nota Fulgenzio Ciccozzi.

«La statale è un’importante arteria di transito – continua – che collega il versante aquilano con la conca Peligna e parte del Pescarese, che spesso fa da sfondo a incidenti automobilistici annunciati bruscamente dal “canto” delle sirene dei mezzi di soccorso. Però, nonostante queste poco lusinghiere osservazioni, basta guardarsi intorno, e al di là delle discutibili opere di miglioramento viario che la stessa ha subito, il paesaggio si offre in tutta la sua gradevolezza, abbellito da antichi paesi raccolti negli spazi guadagnati a ridosso delle alture che coronano la Valle».

«La natura e accenni del passato, che si rileva attraverso resti di antiche vestigia arroccate sui colli circostanti – prosegue – ci guidano nel percorso che porta nel cuore della Piana. E proprio in quel punto è sistemato il piccolo borgo appenninico che offre la schiena al Gran Sasso e pone il suo sguardo verso le chine rocciose del Sirente: San Pio delle Camere».

«La giornata del 19 aprile 2013 – spiega – passa agli annali delle cronache di questa terra come il giorno delle “Quirinarie”. Media locali e nazionali hanno preso d’assalto il piccolo abitato della valle in cui si coltiva lo zafferano migliore d’Italia. L’unico bar del paese, in una giornata particolarmente calda e assolata, è divenuto il punto di riferimento di giornalisti che con telecamere e microfoni alla mano hanno chiesto impressioni agli avventori del pubblico esercizio. Gli abitanti, colti forse anche un po’ di sorpresa, erano comunque consapevoli che il paese avrebbe potuto consegnare alla Nazione il primo cittadino che ha visto i natali proprio in questo piccolo angolo dell’Abruzzo montano».

«Il sindacalista, il segretario di partito, il ministro, il senatore, l’alpino Marini ha avuto la possibilità di ricoprire la prima carica dello Stato. Ma, proprio ad un passo dalla meta, al “lupo marsicano” (semmai vestino) – afferma Ciccozzi – è venuto meno il sostegno soprattutto di una parte dei suoi compagni: 521 voti non sono stati sufficienti a coronare le legittime aspirazioni di un moderato dai lunghi trascorsi politici. Una figura, quella di Marini, amata e nello stesso tempo invisa agli occhi della sua gente la quale avrebbe potuto annoverare tra i suoi un Presidente della Repubblica e, al di là di ogni considerazione personale, non sarebbe stata certo cosa da poco».

«Non saprei dire – conclude – in che misura aver avuto la possibilità di poter cogliere quell’opportunità avrebbe influito sulla vita degli italiani, degli abruzzesi e degli aquilani in particolare. Certo, un’occasione, anche se imponderabile per il futuro di queste plaghe, temo che sia stata comunque persa! Mentre da lontano adocchiamo la Majella, ci lasciamo alle spalle un luogo che è stato la culla della civiltà “italica” e che per un giorno è tornato protagonista della nostra storia: dopotutto Corfinium è qualche miglio più in là, e Roma è sempre più lontana.»

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