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Terremoti Umbria, «Zona ad alta pericolosità sismica»

di Maria Chiara Zilli

Non si placa in Umbria la sequenza sismica avviata dal terremoto di magnitudo locale 3.6 che, sabato scorso, ha spaventato la popolazione di Città di Castello pur non causando, fortunatamente, danni a persone e cose.

Dai dati diffusi dall’Istituto nazionale di vulcanologia e geofisica (Ingv) emerge che nel distretto sismico interessato dal terremoto di sabato – quello dell’Alta Val Tiberina – si sono verificate in tre giorni più di 40 scosse di magnitudo superiore a 2. Tra questa anche due scosse con magnitudo 3.1 e 3.2, registrate entrambe ieri mattina.

Particolarmente ‘movimentate’ sono state le ore immediatamente successive al terremoto di magnitudo 3.6. I ricercatori dell’Ingv in un post pubblicato sul blog dell’istituto parlano di «numerose scosse». «Fino alle ore 23.37 italiane (di sabato [i]Ndr[/i]) – argomentano – sono stati localizzati 136 terremoti, tra questi sono 21 quelli con magnitudo maggiore o uguale a 2». «Gli eventi della sequenza odierna – aggiungono sempre in riferimento alla giornata di sabato – sono stati localizzati a circa quattro chilometri ad est dell’abitato di Città di Castello».

Complessivamente fino alle 12 di ieri, domenica 21 aprile, nell’area sono state registrati «267 terremoti, tra questi 34 con magnitudo maggiore o uguale a 2». Nella sola giornata di domenica, fino alle ore 12 italiane «sono stati localizzati 117 terremoti, tra questi sono 8 quelli con magnitudo maggiore o uguale a 2».

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Gli esperti dell’Ingv fanno notare che la sequenza sismica di sabato «è localizzata a circa 7 chilometri a sud-ovest di un’altra sequenza sismica con circa 60 eventi che si è verificata il 24 marzo 2013». «La zona interessata da queste due sequenze sismiche – aggiungono – è caratterizzata da una sismicità di bassa magnitudo pressoché continua, a cui si sovrappone un’attività con raggruppamenti ([i]cluster[/i]) di attività che durano alcune ore o molti giorni. Tra le sequenze degli ultimi anni, una in particolare era avvenuta ad aprile 2010 nella stessa area (sequenza di Pietralunga)».

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I ricercatori dell’Ingv precisano inoltre che l’area interessata dalla sequenza sismica degli ultimi giorni nel passato è «stata colpita da terremoti moderati e forti».

«Guardando la mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale – concludono – si deduce che l’area in oggetto è ad alta pericolosità».

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