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Femminicidio e violenza d’amore

di Nando Giammarini

L’uccisione di una donna in giovane età – ancor prima che una mamma, come il suicidio di persone che non riescono a sbarcare il lunario e non sanno a quale Santo chiedere aiuto, per cui arrivano a commettere l’estremo, disperato, gesto – è un fatto di inaudita gravità, un’aberrante assurdità che non verrà mai giustificato o compreso da nessuno.

Nessuno ha il diritto di mettere la parola fine alla vita di una persona fosse moglie, amica, compagna, o semplice conoscente; mentre le Istituzioni hanno l’obbligo di non lasciare solo nessuno. Forse non tutti sanno che in Italia muore una donna ogni due giorni. Un’affermazione forte, una vera e propria strage degli innocenti, indubbiamente adatta a riportare, in tutta la sua drammatica realtà, soprusi e abusi fisici e psicologici un problema tanto sentito quanto sottovalutato dal pubblico e dalle Istituzioni.

Si parla spesso di “violenza d’amore” ma come può una qualsiasi persona subire angherie di ogni genere, in nome di un nobile sentimento come l’amore che illumina il mondo? E’ un semplice tentativo di auto affermazione che li porta a disconoscere ogni tipo di etica sociale,rinnegare la propria natura umana arrivando ad imporre il proprio dominio. Una pratica che ogni mente umana dovrebbe rifiutare in linea di principio, poichè ci fa capire quanto sia utopistico e quanto siamo ancora lontani da quella parità dei sessi di cui tanto si parla.

Purtroppo lo scorso 18 aprile si è verificato alle porte di Roma – a Dragona nelle vicinanze di Ostia, l’amato mare di Roma – l’ennesimo delitto ai danni di Michela Fioretti, una giovane donna 41enne madre di due bambini in tenera età, infermiera al reparto Dialisi, dell’ospedale Grassi dove svolgeva con dedizione, assiduità e pazienza il proprio lavoro a contatto con la sofferenza. E’ stata uccisa nel modo più brutale: affiancata la sua auto e costretta a fermarsi; è stata crivellata da sei colpi di pistola sparati a breve distanza.

L’ assassino – l’ex marito una guardia giurata che la minacciava e la importunava da tempo tanto chè , la poveretta, si era rivolta sia ai carabinieri che alla Polizia i quali avevano inoltrato un rapporto al magistrato – preso probabilmente dall’orrore, per quanto aveva commesso, si è fermato pochi metri più avanti e rivolto la pistola contro di se è sparato un colpo alla tempia.

Alla scena avevano assisto automobilisti di passaggio che avvertirono i soccorsi intervenuti tempestivamente; la donna giunse ormai cadavere in quello stesso nosocomio ove prestava la sua opera lavorativa e l’aguzzino fu successivamente trasferito al S. Camillo di Roma in condizioni disperate.

La notizia – si diffuse a macchia d’olio in ospedale ed i suoi colleghi, a conoscenza delle continue minacce cui era quotidianamente sottoposta dal suo ex marito, Guglielmo Berrettini di 42 anni – destò profonda commozione tra il personale del reparto tantoche all’ingresso dello venne esposto uno striscione con la scritta: «Michela, mai più denunce inascoltate».

Sabato scorso circa 500 persone parteciparono al pontile di Ostia al flash mob organizzato da un gruppo di donne e uomini commosse ed arrabbiate con un tappeto di fiori e lacrime per ricordare l’assurda, ingiustissima, morte di una madre di due creature in tenera età. La regione Lazio, attraverso il suo presidente Zingaretti, ha promesso aiuto ai due piccoli orfani che al momento sono seguiti da un gruppo di psicologi. Non rimane che esprimere un sentimento di umana pietà per l’ennesima vittima di tale bieca violenza.

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