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Napolitano torna al Colle

Al sesto scrutinio, dopo tre giorni di agonia per i partiti e per il Paese, l’Italia ha il suo “nuovo” presidente della Repubblica. Il nome votato da più del 50% dei grandi elettori è Giorgio Napolitano. I voti hanno superato il quorum richiesto delle 504 preferenze.

L’elezione è stata accolta con un fragoroso applauso, ma ci sono state anche urla di protesta.

Napolitano è stato ufficialmente proclamato eletto dalla presidente della Camera Laura Boldrini, l’annuncio è stato accolto con applausi che sono riservati anche al non eletto Rodotà.

Fuori dall’aula al momento della proclamazione della riconferma del presidente la senatrice aquilana Enza Blundo.

Napolitano ha preso più di 2/3 delle preferenze conquistando 738 voti, mentre Rodotà 217.

Si tratta di un presidente della Repubblica che succede a se stesso, che continua il suo mandato dopo il settennato. Giorgio Napolitano ha accettato, all’età di quasi 88 anni, di ricandidarsi, accettando la proposta trasversale delle forze politiche. Ha detto sì all’aiuto alle forze politiche finite nell’empasse, con la bocciatura dei candidati proposti dal Pd e le dimissioni di Pierluigi Bersani.

Dopo le quattro fumate nere dei giorni scorsi e il nulla di fatto di questa mattina, vista l’astensione del Pdl e le schede bianche del Pd, di Scelta Civica e Lega Nord, i leader dei partiti si sono recati al Colle per fare all’attuale inquilino del Quirinale la proposta, ventilata nelle ultime ore ma che nessuno si aspettava potesse diventare realtà: un Napolitano-bis.

La sfilata al colle più alto è cominciata con Bersani, segretario ancora per poche ora del Pd, il quale, dopo la disfatta di Franco Marini e Romani Prodi, non ha trovato altra soluzione che chiedere aiuto al presidente: nei contatti notturni tra le forze «era emersa una evidente impasse» salvo la convergenza su Napolitano. La quasi totalità dei democratici ha accolto favorevolmente la proposta, dopo aver votato scheda bianca alla quinta votazione.

È stata la volta poi di Silvio Berlusconi accompagnato da Angelino Alfano. Poi al Quirinale sono andati i governatori delle Regioni, tra cui Maroni, Zaia e Cota. Infine è arrivato il turno di Monti. Tutti solidali e concordi nel premere per un secondo mandato firmato Napolitano. È stato proprio il leader del Pdl a chiamare ieri sera l’attuale presidente della Repubblica, dopo la quarta votazione conclusasi con un nulla di fatto, chiedendo di intercedere per trovare un accordo con il Partito democratico.

Immediatamente tra i parlamentari si è cominciato a vociferare: un seconda presidenza di Napolitano equivale a dire un governo di larghe intese. Nelle richieste del Pdl ci sarebbe stato il via libera alla condivisione di un “governo del Presidente”, guidato da una personalità dell’area di centrosinistra – e circolava il nome di Giuliano Amato – ma affiancato da due vicepremier, uno del Pdl e uno del Pd. Il programma di governo, come detto dagli osservatori, potrebbe essere quello messo appunto dai saggi.

In casa Pd c’è stato subito consenso per un Napolitano-bis. Matteo Renzi aveva detto: «Se Napolitano accettasse sarebbe un fatto molto, molto positivo». Favorevole anche la Lega Nord. Scelta Civica si è subito detta contenta di poter votare Napolitano. Non della stessa opinione Sel, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle: i parlamentari hanno dichiarato che continueranno a votare Stefano Rodotà. I grandi elettori di Sinistra e libertà hanno deciso di non convergere in ogni caso su Giorgio Napolitano.

Nel primo pomeriggio arriva la conferma: Napolitano conferma la sua candidatura e lo fa con una breve nota che riportiamo. “Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità”.

Subito dopo la notizia il capo dello Stato poteva contare su un bacino potenziale di 786 voti su 1007. Il sì di Napolitano alla candidatura per il Colle irrompe come breaking news sui principali siti d’informazione mondiali: dalla britannica Bbc al tabloid tedesco Bild, dallo spagnolo El Mundo al francese Le Figaro, che titola: «Napolitano accetta di restare al suo posto».

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