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Riflessione sul 6 aprile di oggi e domani

di Vincenzo Vittorini

Il sei aprile la Fondazione 6 Aprile per la Vita ha curato, nell’ambito della giornata della memoria, un

incontro con i giovani delle scuole superiori aquilane sui temi cari alla Fondazione ed ai giovani: legalità,

ricostruzione sicura, cultura della sicurezza, cultura della prevenzione, sociale e futuro in una città distrutta

fisicamente e moralmente.

Ne è venuto fuori un pomeriggio di un’altissima intensità e profondità.

I giovani si sono avvicendati al microfono lasciando le loro opinioni e lanciando proposte. Purtroppo in

quattro anni nessuno li ha mai ascoltati, eccetto rarissimi casi.

Tutti si riempiono la bocca con frasi fatte come “i giovani sono il nostro futuro, il futuro è dei giovani ecc.

ecc.” Ma nessuno ha mai fatto nulla per loro e con loro, tranne, ripeto, rarissimi casi.

Noi siamo l’arco (il presente), loro sono le frecce (il futuro). Se l’arco è macero, la freccia devierà e non

centrerà il bersaglio. Ebbene, ascoltando le loro parole mi sono convinto sempre di più che tutti noi

stiamo caricando i giovani della responsabilità del loro futuro facendo però ben poco per il loro futuro. Noi

dobbiamo garantirglielo, costruendolo oggi e non demandandolo a loro caricandoli di enormi responsabilità

ed anzi caricando su di loro responsabilità che non hanno e scaricando su di loro le nostre incapacità.

Siamo noi che dobbiamo costruire il loro futuro altrimenti saremo gli assassini del loro futuro. Abbiamo

una responsabilità enorme: ricostruire una città a 360 gradi, migliore della precedente tale da garantire

loro il futuro in questa città. I giovani vanno ascoltati e va condivisa con loro la rinascita della città; non

possiamo e non dobbiamo ricostruire la città con le idee di una generazione o di più generazioni che sono

passate ma dobbiamo pensare ad una città nuova e su misura per loro. Questo si fa insieme, con l’ascolto e

la condivisione e non con la superficialità di ascoltarli senza sentire e senza apprendere da loro.

Penso che aver ricordato Chi non c’è più con le riflessioni e la musica dei giovani di questa città sia il modo

migliore di Fare: ricordo e propositivita’ in perfetta sintonia. Nei sorrisi dei giovani c’erano i sorrisi di Chi

non c’è più, nelle idee dei giovani le Loro idee, nella voglia di vita dei giovani c’è la voglia di vita che ci

proviene da Loro.

Ricordare con il sorriso e proporre una città ed una vita migliore: così è stato il sei aprile di quest’anno e

cosi dovrebbero essere tutti i futuri sei aprile.

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