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Voto di scambio, indagato il sindaco Cialente

di Marcello Ianni*

Accordi preelettorali tra Pd e Fli non rispettati, poltrone da assegnare, posti in enti pubblici promessi in cambio di appoggio elettorale. Un documento che doveva restare segreto e che stabiliva senza mezzi termini un accordo tra Massimo Cialente e i coordinatori regionali di Fli e Pd, Daniele Toto e Silvio Paolucci, in cui si sarebbero promessi posti e prebende in cambio dell’appoggio al ballottaggio del candidato Enrico Verini. Accordo saltato proprio per volontà di quest’ultimo e del segretario comunale di Fli Stefano Morelli, contrari a ogni intesa col centrosinistra. Ora la questione dopo un primo terremoto politico si è spostata sul tavolo dalla magistratura che ha aperto una inchiesta, portata avanti dal sostituto procuratore della Repubblica, Stefano Gallo. L’unico iscritto sul registro degli indagati per voto di scambio è il primo cittadino Massimo Cialente.

L’INTESA – L’intesa iniziale, per come era stata concepita, prevedeva che, nel caso Cialente fosse andato al ballottaggio, Enrico Verini con la sua lista si sarebbe apparentato in cambio di posti in giunta e cariche per uomini di Futuro e Libertà (fra cui l’ex consigliere comunale Luigi Faccia) in enti in cui il Comune ha posti nei consigli direttivi. Gli accordi non sono stati poi rispettati: prima sarebbe saltato l’apparentamento per la contrarietà di alcune liste che appoggiano Cialente e poi è svanito anche l’accordo politico. Proprio Enrico Verini è stato sentito non molto tempo fa dal pubblico ministero per ricostruire la vicenda nei dettagli.

«Non è un segreto – ha detto Enrico Verini – mi è stato chiesto dell’accordo e se lo avessi firmato ed io ho risposto negativamente. Posso dire con tutta tranquillità che neppure Cialente ha mai firmato nulla».

Subito interpellato a caldo il primo cittadino Massimo Cialente aveva dichiarato che «l’accordo di apparentamento era nato a Pescara, io invece ho provato a proporre un accordo politico, offrendo, in risposta alle sollecitazioni del segretario regionale Toto, postazioni di governo, come è giusto che sia, perché chi è in maggioranza programmatica è giusto che abbia anche responsabilità dirette e chiare. Successivamente ho parlato anche con Verini per trovare questo accordo, ma sul mio programma e senza accettare alcun altra proposta. Questo accordo non c’è stato».

*Fonte: Il Messaggero, articolo di Marcello Ianni

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