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Sesso, tabù, piacere e ‘buon senso’

di Tiziana Pasetti

Entro nello studio di Vittorio Sconci* un sabato sera di aprile. Ci guardiamo. Ridiamo. Cominciamo ad avere uno storico tutto nostro fatto di amicizia, litigate furibonde, tanto lavoro svolto con grande passione. Voglio parlare con te di sesso e portarti nella nostra Dark Room, gli avevo detto per telefono. Scema, mi aveva risposto.

Vittorio ha ucciso tutto il romanticismo che muoveva le mie azioni scriteriate e per questo, lui lo sa, pagherà molto caro. «Sentiamo, Maestà, cosa sarebbe la sensualità? Conosci questo termine? Ho sentito dire che sei stato un playboy come nessuno, qui in città». «Piantala e fai la seria, Dottoressa. Il sesso è un discorso pesantissimo del quale la gente non vuole sentir parlare. Hai capito bene, non strabuzzare quegli occhi. La sensualità è uno strumento indispensabile per una sessualità matura. La sessualità serve per raggiungere quanto più piacere possibile nel rispetto della volontà e del piacere dell’altro. La soddisfazione vera c’è se sensualità e sessualità coincidono. Tieni, mangia un cioccolatino». Scarto il prezioso bocconcino e lo divoro: «Ma il piacere cos’è?»

«Il piacere sessuale è il coinvolgimento di tutto il corpo compreso il cervello e quindi l’anima in uno sforzo teso al benessere. Con sforzo intendo ricerca. All’inizio di un rapporto sembra che sia una forza superiore a invadere il nostro corpo e a farlo fremere, esplodere. Non è così. Il piacere è una ricerca personale, un cammino verso e dentro l’altro che ti riporta da te. Non sognare, bella. E’ uno dei momenti più alti e civili del dialogo amoroso. Il vero piacere bisogna cercarlo quando questo sembra essersi spento. E’ lì che devi pensarlo e condividerlo. E’ un affare maledettamente serio»

«A cosa serve il tabù, Vittorio?», domando con la bocca piena. I cioccolatini mi tolgono l’aggressività. Divento docile, mi rassereno. Ascolto, addirittura. «Attenta, il tabù è una forma di controllo sociale, ma non solo di matrice religiosa. Uno degli obiettivi è la conservazione della specie attraverso una riduzione della promiscuità. Senza controllo, senza regole dogmatiche e tuonanti, imperversano malattie ed epidemie; con la genetica non si scherza, questo deve essere chiaro»

«Perché si avverte così tanto la necessità di bypassarlo?». «Il desiderio sessuale allo stato puro non può avere condizionamenti perchè è per definizione ricerca dell’incondizionato. Il sesso come pulsione animale, però, all’interno di una società pensante, fa correre grossi rischi. La necessità di bypassarlo è in realtà una necessità di superficie. Il tabù è comodo. Serve molto all’uomo per superare l’ansia da prestazione e tutti i complessi causatigli dall’emancipazione femminile. Serve anche alla donna, serve a dare una immagine più tranquillizzante e quindi più appetibile in vista di un eventuale sistemazione/matrimonio. Anche per lei diventa uno strumento per vincere eventuali complessi di inferiorità e sensi di inadeguatezza»

Quando parla Vittorio chiude gli occhi. Si prende pause. Batte i pugni sulla scrivania. Ti sfida. «Cos’è il buon sesso e cos’è il buon senso?». Ride, «Questa è bella, brava. Il buon sesso è e ha buon senso. Sentirsi a proprio agio, non giudicato, libero di vivere il sesso in tutte le sue sfaccettature, quelle tue, e raggiungere il piacere vero attraverso la condivisione naturale di tutte le espressioni della reciproca sensualità: non è facile trovarlo, questo. Per vari motivi (non ultimo il fattore culturale) le aspettative sessuali cambiano da persona a persona, se sono le stesse o se dall’incontro di due sessualità ne nasce una comune, lì sessualità e sensualità si incastrano. E’ una sintesi rara, inimmaginabile. Chi ha la fortuna di viverla difficilmente potrà farne a meno. Può diventare una condanna, se altri fattori interferiscono. Viviamo in una società che per definizione è sempre critica e in divenire, cambiano i costumi e le forme di associazione, coppia e famiglia soprattutto. Non credo di dover aggiungere altro, Dottoressa. Ci siamo capiti, no?»

Gli lancio la carta del terzo cioccolatino in fronte. Vorrei fosse una freccia avvelenata o incantata. «Vorrei sentirti dire altro, Dottore. Parlami del sentimento, allora. E non ridermi in faccia, non lo sopporto».

«Il sentimento non è liberazione, bella. Può sembrarlo ma non lo è. Grandi intese sessuali, spesso, inventano un sentimento che non esiste. E grandi storie sentimentali, spessissimo, non si riconoscono perché cercano definizioni passionali in vocabolari di altre lingue. Il sentimento non è la farfalla nello stomaco o il desiderio. Il sentimento è un piacere che oggi non sappiamo più riconoscere, non ci emoziona perché richiede grande cultura e grande fatica»

«Il sentimento può sfociare nel bisogno di controllo?». «Non è il sentimento che crea il controllo. E’ l’insicurezza. La paura della fuga. Il controllo crea il tabù, che diventa necessità. Il tabù, quindi, può salvare quelle persone che hanno bisogno di essere tranquillizzate. Quando questo si “rompe” la libertà che ne deriva rappresenta un grande pericolo. Si aprono infatti orizzonti e mondi nuovi ingestibili. Il tabù non nasce dalla vergogna o dal sentire religioso ma è un vero e proprio sistema di controllo senza il quale si può arrivare al caos, all’entropia. Caos ed entropia che non sono errati in senso assoluto, sono semplicemente non funzionali al sistema sociale»

«Ma senza tabù il desiderio brucerebbe così intensamente?». «Il tabù esalta la sensorialità e il desiderio, è vero. E’ necessario, senza non esisterebbe una dark room. La sessualità per essere espressa non deve superare tutti i tabù, però non deve mettere limiti alle tante possibilità di piacere in un ambito in cui questa ricerca sia accettata e non ci siano rischi di rifiuto sociale, di stigmatizzazioni sociali»

«Se una moglie scopre il marito alle prese con un video porno va nel panico. Perché?». «Se c’è paura della pornografia vuol dire che la paura della propria inadeguatezza prende il sopravvento sulla ricerca del piacere. Sono piccoli borghesi che confondono il perbenismo con la cultura. Tutti i grandi intellettuali sono aperti alle esperienze sessuali nuove senza pregiudizi. Chi preconcettualmente definisce la pornografia in termini negativi ha dei tabù che ne oscurano la crescita e limitano la conoscenza del mondo. Sarebbe preoccupante se si tendesse a confondere o a far coincidere il piacere con la pornografia. Faccio un esempio: le cinquanta sfumature di grigio, nero e rosso, per me, rappresentano un grande romanzo moderno. Molte donne non avevano il coraggio di inventarsi e scoprire nella loro intimità. Molte donne hanno ancora una sessualità e una sensualità ingabbiate. Molte donne hanno paura di parlare liberamente del sesso. Un libro che parla del sesso da non nascondere è un piacere liberato. La liberazione da quella paura ha rappresentato un salto di qualità della cultura sessuale contemporanea. Stessa cosa che ho individuato in un altro libro che ritengo fondamentale per l’acquisizione di una cultura sessuale emancipata: Cento colpi di spazzola di Melissa P»

Vittorio sa che su questo argomento la penso in modo molto diverso. Ma oggi il palcoscenico è suo e quindi mi limito a sospirare sbuffare scuotere la testa alzare gli occhi al cielo.

«E una madre che trova il figlio adolescente che guarda video porno e si masturba davanti ad una web cam? Oltre ad imparare a bussare, cosa deve fare?». «E’ una situazione normale, così come è normale trovare il proprio marito che si sta masturbando. La anormalità ci sarebbe se l’adolescente o il marito trovassero nella masturbazione l’unica vera forma di piacere sessuale perché vorrebbe dire che mancano referenti reali. La situazione, però, è tanto più grave nel caso del marito che prova piacere solo nella pratica manuale e solitaria: in questo caso siamo in presenza di una grave crisi di coppia. Nel primo, invece, ci troviamo in presenza di una fase evolutiva in cerca di definizione»

«E l’uomo che torna a casa e trova la moglie che guarda video porno e si masturba? Oltre a imparare che non è che uno torna a casa propria quando vuole che deve fare?». «Deve accettarlo e compiacerla. Anche in questo caso occorre analizzare il fenomeno in relazione allo stato del tipo di rapporto sessuale in essere. Comunque, in entrambi i casi, sia che lui scopra lei o che lei scopra lui, c’è sempre la paura che quell’atto solitario sia espressione di una crisi o di un innamoramento extraconiugale. Non bisogna chiudere gli occhi, bisogna capire e parlarne. Non bisogna temere di scoprire nuovi aspetti della sessualità dell’altro. E adesso io voglio andare a cena, basta. I cioccolatini te li sei finiti tutti, vattene. Non ti voglio più vedere, ti odio, sei insopportabile»

Adoro il modo che Vittorio ha di dirmi che mi vuole tanto tanto bene.

*Psichiatra e direttore del Dipartimento di salute mentale della Asl1 L’Aquila-Avezzano-Sulmona

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