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L’Aquila: messaggio di «ricostruzione civile»

di Alessia Lombardo

Per la prima volta gli storici dell’arte si incontreranno tutti insieme. Avverrà all’Aquila il prossimo 5 maggio in una giornata in cui si sottolineerà la necessità di una «ricostruzione civile».

Il capoluogo d’Abruzzo sarà meta perfetta per testimoniare una «vicinanza intellettuale» inviando un messaggio che interessa i beni artistici dell’intera Italia: una città deve essere in grado di tenere insieme oltre alla città stessa anche i cittadini.

Come spiegato dal professore Tomaso Montanari ideatore della manifestazione occorre porre l’accento su un progetto di città più complesso. «Il centro dell’Aquila – ha spiegato – dopo il terremoto ha visto lo spostamento dei cittadini nelle [i]new town[/i] e sarà così fin quando non verrà ricostruita. Seppur per motivazioni differenti anche Firenze e Venezia stanno diventando città senza cittadini. Questo rischio quindi appartiene anche all’Aquila».

Gli storici dell’arte in realtà avrebbero dovuto riunirsi nella nostra città lo scorso 7 ottobre, ma complice l’inaugurazione dell’Auditorium di Renzo Piano, l’appuntamento è slittato di alcuni mesi.

Stando agli obiettivi degli studiosi il posticipo dell’evento, complice l’agognata partenza della ricostruzione pesante in primavera, non ha compromesso lo «sguardo diretto» dal punto di vista dell’arte.

«Credo che nessun filmato giornalistico o film sia riuscito a rendere l’idea sullo stato dell’Aquila dal punto di vista dell’arte – ha spiegato Montanari su come è nata l’idea di riunirsi tutti – noi necessitiamo di un sguardo diretto e non mediato, questo è fondamentale. Il centro monumentale dell’Aquila deve far parte della coscienza intellettuale storico-artistica di ognuno di noi».

«Finalmente – ha continuato – la ricostruzione sta partendo e noi dobbiamo partecipare a questa fase. La vostra città è anche un grande cantiere scientifico, con le scelte successive che alimenteranno un dibattito degli stessi storici».

L’Aquila martoriata dal sisma potrà essere interprete della riscoperta della vocazione culturale degli storici. «La storia dell’arte – ha detto – si è trasformata in un’industria di intrattenimento per i ricchi, un qualcosa di superfluo. Occorre riscoprire la vocazione culturale».

Senza sigle professori universitari, funzionari del Mibac o di altri enti, studenti, dottorandi, laureandi, pensionati sono pronti ad incontrarsi per una giornata per nulla accademica.

Ci saranno anche i docenti dell’università dell’Aquila, ma aderiranno, come spiegato dalla professoressa Cristiana Pasqualetti, ricercatore e docente di storia dell’arte, a titolo personale. «L’università non avrà un vero e proprio ruolo – ha esordito – l’iniziativa coinvolgerà tutti. L’Aquila è un problema italiano: la partecipazione di tutti gli storici e dei cittadini italiani è per un patrimonio culturale comune, che riguarda la nostra identità».

«Noi andremo prima come cittadini poi come università – ha concluso – siamo doppiamente interessati».

L’appuntamento sarà alla Fontana Luminosa alle 11, poi fino alle 13 gli storici dell’arte visiteranno i luoghi simbolo del patrimonio monumentale colpito dal terremoto del 6 aprile 2009.

Dalle 14 alle 17, nella chiesa San Giuseppe Artigiano (ex San Biagio d’Amiternum), si riuniranno in assemblea che si articolerà in tre gruppi di interventi: la voce dell’Aquila, la testimonianza dell’Emilia egualmente colpita dal terremoto nel suo patrimonio e infine alcune riflessioni generali sul senso della storia dell’arte in relazione alla scuola, alla tutela, alla ricerca. Il tutto sarà accompagnato dalla lettura di brani della letteratura artistica italiana collegando i nodi del presente a un’identità secolare, con l’introduzione affidata a Montanari e la conclusione a Salvatore Settis.

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