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Reddito minimo garantito, Acerbo a Montecitorio

Il consigliere regionale abruzzese di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo è uno dei componenti della delegazione che porterà domani a Montecitorio «le 50 mila firme raccolte per la legge di iniziativa popolare per l’istituzione del reddito minimo garantito».

«La campagna di raccolta firme lanciata nel giugno 2012 – spiega Acerbo – ha visto l’adesione non solo di partiti come Rifondazione e Sel, ma di ben 170 associazioni che hanno organizzato iniziative e banchetti in tutta Italia.

La delegazione, rappresentativa della pluralità dei promotori, terrà una conferenza stampa davanti a Montecitorio alle ore 12 e dovrebbe avere poi un incontro con la presidente della Camera alla quale verrà chiesto di fare tutto il possibile affinché si avvii un percorso urgente così che la proposta di legge sia presa al più presto in considerazione, aprendo la strada anche a una nuova prassi per cui le proposte di iniziativa popolare siano discusse e valorizzate».

«La proposta di legge – aggiunge il consigliere regionale – prevede che siano beneficiari del reddito minimo garantito tutti gli individui inoccupati, disoccupati e precariamente occupati che non superino i 7200 euro annui. L’ammontare individuale del beneficio del reddito minimo garantito dovrebbe essere pari a 600 euro mensili. In Italia vi sono milioni di poveri, di precari e di disoccupati che non hanno accesso a un reddito minimo. Si tratta di una misura adottata da lungo tempo da tutti i paesi europei tranne Italia, Grecia e Ungheria. Dentro la crisi una misura indifferibile per fare fronte a vecchie e nuove povertà, per combattere il lavoro nero o sottopagato. Nelle regioni dell’Italia centro-meridionale e in Abruzzo il reddito minimo avrebbe anche un forte valore di riforma morale, consentendo la rottura dei tradizionali rapporti clientelari tra cittadini e politica».

«Sono un sostenitore da sempre del reddito garantito – sottolinea Acerbo – fummo noi pescaresi a proporre nel 1999 al congresso nazionale del Prc di introdurlo nella piattaforma programmatica. Quella che è stata considerata per due decenni una bizzarra parola d’ordine di movimento ignorata dai media, ora si è imposta all’attenzione generale anche a causa dell’appropriazione da parte di Grill».

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