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Sport

Un anno fa, Morosini

di Xavier Jacobelli

Ciao Piermario, è già passato un anno da quando te ne sei andato. Anche se sembra oggi, non ieri. Anche se il ricordo dello straordinario ragazzo di Bergamo, morto sul campo di Pescara, non si è mai sbiadito. Anzi. L’Atalanta ricorda Morosini, insieme con Ivan Ruggeri, stasera, prima di giocare contro la Fiorentina, dopo che la curva Sud dello stadio Achille e Cesare Bortolotti venne subito intitolata al centrocampista cresciuto a Zingonia.

Il Livorno, il Vicenza, il Verona, l’Udinese, il Pescara, la gente del Monterosso, il quartiere di Bergamo dov’era cresciuto: ciascuno a modo proprio e secondo la propria sensibilità, in questo anno ha fatto a gara nell’intraprendere iniziative che tramandassero la memoria del giocatore. La cui scomparsa fu uno choc per tutto il mondo del calcio e venne vissuta con una dignità e un coraggio straordinario da Anna, la sua ragazza, i suoi familiari, gli amici, tutti quelli che gli hanno voluto e gli vogliono bene.

E’ prima di tutto per Mario e per loro che, un anno dopo, diventa ancora più forte la richiesta di avere giustizia. I periti del Gip di Pescara hanno stabilito che, sul terreno dell’Adriatico, il 14 aprile 2012, il defibrillatore non venne usato quando Morosini fu colpito dalla crisi cardiaca che ne causò la morte. Ingenerando il terribile sospetto che Mario potesse essere salvato.

Il 19 aprile, a Pescara, ci sarà l’incidente probatorio, disposto dalla magistratura abruzzese: un altro passo molto importante lungo la strada che porta alla verità.

Ed è anche per questo che vogliamo sapere la verità, tutta la verità. Senza scatenare una caccia alle streghe, perchè Mario è morto e niente e nessuno potrà mai restituircelo, osservando il massimo rispetto del lavoro della magistratura e dei tempi necessari perchè questo lavoro si concluda.

Se è vero che Mario poteva essere salvato, Mario deve avere giustizia. Mentre stiamo ancora aspettando che venga varato il decreto attuativo della legge varata dal Parlamento che rende obbligatorio la presenza di defibrillatori in ogni teatro di eventi sportivi nel nostro Paese, siano essi professionistici e amatoriali. Il provvedimento è stato varato nel settembre scorso, manca ancora la disciplina operativa.

Naturalmente, la miserabile Casta che imputridisce la vita del nostro Paese, in questo anno trascorso dalla morte del giocatore del Livorno ha blaterato molto e non ha fatto praticamente nulla per migliorare la situazione. Abbia almeno il pudore di varare questo decreto e faccia alla svelta. Ha già perso troppo tempo.

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