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In migliaia a Pescara contro ‘Ombrina Mare’

Sono arrivati in migliaia a Pescara per partecipare alla manifestazione ‘No Petrolio’ organizzata contro il progetto ‘Ombrina Mare’ che prevede la realizzazione di una piattaforma al largo della ‘Costa dei Trabocchi’, in provincia di Chieti. I partecipanti, secondo il comitato promotore, sarebbero stati almeno 40 mila. La Questura di Pescara ha parlato di oltre diecimila persone, anche se un calcolo preciso, data l’imponenza del corteo, è difficile da effettuare.

La protesta è stata pressoché unanime: hanno sfilato contro il rischio di una deriva petrolifera circa 180 soggetti, tra associazioni, sindacati e movimenti, 47 Comuni, 17 organizzazioni politiche, Provincia di Chieti, Regione Abruzzo, 3 diocesi, 3 parchi nazionali, un parco regionale e 7 riserve regionali.

{{*ExtraImg_127494_ArtImgRight_300x205_}}Alla manifestazione ha partecipato anche il Comune dell’Aquila con l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano e l’assessore al Turismo Lelio De Santis. «L’Aquila – ha dichiarato l’assessore Di Stefano – non poteva mancare a questa manifestazione. Come la nostra città infatti è e deve essere una priorità di tutto l’Abruzzo, così l’Abruzzo può contare su L’Aquila quando chiama in difesa delle proprie prerogative, soprattutto se ambientali. Vedere il gonfalone della nostra città in testa al corteo deve essere un motivo di soddisfazione per tutti i cittadini aquilani che sanno cosa vuol dire vedere le bellezze della propria terra messe in pericolo. Siamo stati qui oggi io e l’assessore al Turismo De Santis perché sappiamo che è fondamentale per la rinascita della nostra città non solo l’unione e la vicinanza con i nostri conterranei, ma anche una ricostruzione e una valorizzazione che vada a preservare ciò che di più bello possediamo e possiamo far conoscere».

Tra le associazioni di categoria che hanno partecipato alla manifestazione figurano Cna, Confcommercio e Confesercenti, mentre Confindustria è favorevole al progetto.

Il Wwf, tra i promotori, parla di «evento che entrerà nella storia dell’Abruzzo, perché mai in passato c’erano state tante adesioni. E’ in atto una mobilitazione con caratteri di vera e propria sollevazione pacifica contro i mega-progetti petroliferi che vogliono imporre la trasformazione della regione e del suo mare in distretto minerario per gli idrocarburi».

{{*ExtraImg_127557_ArtImgLeft_300x225_}}«Ombrina mare non si farà», ha sottolineato il deputato pescarese del Movimento 5 Stelle, Gianluca Vacca. «Nel nostro accesso ai documenti al Ministero dell’Ambiente – ha aggiunto – avevamo già scoperto una serie di illeciti e porcherie realizzate dai vari ministeri per cui il ricorso alla magistratura che faremo non potrà non avere successo. Intanto la Via, Valutazione d’Impatto Ambientale, che doveva dare parere negativo alla richiesta della società petrolifera Medoil, è stata bloccata in attesa del Decreto Sviluppo del Governo Monti che ha dato il via libera alle trivelle. Perché?» «Su Ombrina Mare – ha concluso Vacca – ci sono tante di quelle cose che non vanno che è tutto sballato. Se solo per quanto riguarda le perforazioni in Adriatico abbiamo scoperto tutte queste magagne da parte del ministero per l’Ambiente e per le attività produttive, figuriamoci per tutte le altre in Italia». Alla manifestazione ha partecipato anche la senatrice aquilana del Movimento 5 Stelle Enza Blundo.

«E’ dal 2011 che chiedo l’istituzione del parco della Costa teatina e da quella data la Regione Abruzzo si è opposta con forza alla perimetrazione: se Febbo è la punta di diamante di questo no del centrodestra, Chiodi non si può nascondere dietro di lui». Giovanni Legnini, senatore Pd, ha attaccato i vertici della Regione e chiesto a gran voce di sbloccare quella che per lui è «l’unica strada» per arrivare a dire no definitivamente alle perforazioni petrolifere in Adriatico. «Il petrolio è un anacronismo storico – ha proseguito Legnini – ma quando mi si accusa per l’ok a Ombrina mare con il Decreto Sviluppo del Governo Monti, rispondo che quel Parlamento ha dato 50 fiducie a Monti e quindi la ritengo una polemica fuori luogo – ha proseguito – Era un governo blindato e fummo costretti. Ma ora con il nuovo Governo potremmo avere di nuovo l’occasione per chiudere definitivamente con le trivelle».

«Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, invece di aderire alla manifestazione dovrebbe spiegarci perché ha bloccato la perimetrazione del Parco della Costa Teatina. Se ci fosse il parco questi problemi si affronterebbero in modo diverso», ha detto il deputato di Sel Gianni Melilla. «Insieme a Movimento 5 Stelle, Pd e tutte le forze politiche – ha aggiunto – occorre fare squadra per fermare la deriva petrolifera». «Negli ultimi anni l’Abruzzo si è trovato davanti diverse questioni che minacciavano l’ambiente e ha sempre vinto. L’unico comune denominatore è sempre l’ambiente, è un valore profondo insito nella nostra coscienza». Secondo Melilla «tutta l’area costiera abruzzese dovrebbe diventare un grande parco, in modo che la legge nazionale che vieta le trivellazioni in alcune aree strategiche possa essere estesa anche all’Abruzzo». Per il parlamentare bisognerebbe inoltre modificare il sistema della royalty: «se togliamo la convenienza alle società, queste non potranno più prendersi il petrolio gratis e non avranno più interesse a venire».

Medoilgas Italia, attraverso una nota, sottolinea che «Ombrina Mare è un progetto sicuro. Gli idrocarburi dell’Abruzzo sono una risorsa comune. Da Ombrina, oltre un miliardo di euro per lo sviluppo. ‘La petrolizzazione dell’Adriatico’ è uno slogan. Diminuiscono perforazione e produzione». «Al largo della costa abruzzese – prosegue il comunicato – Medoilgas ha rinvenuto il più importante giacimento di idrocarburi a mare scoperto negli ultimi anni in Italia». «Si tratta di un patrimonio comune, del Paese e della Regione che, come altri progetti, può contribuire a ridurre la dipendenza dell’Italia dall’importazione di fonti energetiche. Una dipendenza che nel 2011 è costata al nostro Paese 63 miliardi di euro di deficit nei conti con l’estero e senza la quale, nello stesso anno, l’Italia avrebbe fatto registrare un surplus di 37 miliardi di euro. Anche a causa della dipendenza energetica dall’estero, in Italia il costo dell’energia è del 30% più alto che nel resto d’Europa», prosegue la nota osservando che «il fabbisogno energetico italiano non può essere soddisfatto dalle sole energie rinnovabili» e che «nel 2025 il fabbisogno italiano si baserà ancora, per il 74%, sulle fonti fossili». Quindi per Medoilgas «sostenere che vi sia una corsa alla ‘petrolizzazione dell’Adriatico’ (dove la produzione di idrocarburi è anzi in forte calo) significa fare affermazioni prive di sostanza». «I dati del progetto, esaminati dal Ministero dell’Ambiente e implicitamente riconosciuti dalle associazioni ambientaliste (che non ne hanno contestato la validità) – prosegue la nota – dimostrano che l’impatto sulla popolazione sarà di fatto nullo o insignificante e che non vi sarà alcun impatto significativo sull’ambiente marino. Grazie allo sviluppo del progetto saranno generati oltre 250 milioni di euro di investimenti privati e, secondo le stime attuali, oltre 750 milioni di euro di gettito fiscale per lo Stato e per la Regione, destinabili a politiche di sviluppo, per un totale di oltre un miliardo di euro».

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