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Carriole a Roma, Assemblea cittadina insorge

L’Assemblea cittadina dell’Aquila, attraverso una lunga nota, respinge con forza la proposta del sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente, di portare le carriole a Roma, per una manifestazione davanti a palazzo Chigi. Per motivare il loro parere, i portavoce dell’Assemblea cittadina ricostruiscono la storia del ‘popolo delle carriole’.

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«Furono le vergognose voci intercettate degli imprenditori sciacalli che ridevano sulle disgrazie della nostra città, già qualche minuto dopo le 3.32, e la loro miseria morale ad aprire uno squarcio decisivo nel buco nero dell’informazione mediatica, dando così il via al processo di una nuova presa di coscienza da parte del “Popolo Aquilano” – si legge nella nota dell’Assemblea cittadina – Dal mese di febbraio del 2010, e poi ogni domenica successiva, gli aquilani hanno afferrato carriole, pale, rastrelli per riprendersi a viva forza la loro città sequestrata e militarizzata da circa un anno: era nato il popolo delle carriole.

Ci siamo arrampicati sui mucchi di dolore delle pietre, dei ricordi, gridando la nostra rabbia, il nostro sdegno, la nostra denuncia per un’informazione mendace che voleva far credere che a L’Aquila tutto andava bene, che le nostre case erano state ricostruite.

L’Aquila rinasce dalle sue macerie”: queste le parole urlate con dignità e amore per la propria città, la sua storia e la sua memoria. Ogni aquilano ha rivendicato il diritto di essere sindaco della propria città e tutti insieme sono stati accompagnati da un unico pensiero: resistere.

Piazza Palazzo e poi San Pietro, le preziose pietre dei nostri monumenti abbandonati all’incuria e alle ruberie, e ancora piazza Duomo e il suo tendone, e piazza IX Martiri, la gradinata di San Bernardino, Costa Masciarelli, le mura urbiche, i libri, gli addobbi di Natale e i dolci di Pasqua, la Marcia della Pace Perugia-Assisi, l’ex ospedale neuro psichiatrico di Santa Maria di Collemaggio e il corteo della Perdonanza, a rivendicare “Il gran rifiuto della cricca”: questi i luoghi della resistenza. E questo sono state le carriole. E sono ancora le carriole del popolo aquilano, vive nella memoria e nell’ indignazione.

Sono state sequestrate dall’autorità giudiziaria.
Sequestrati sono ancora oggi i cittadini terremotati, dispersi,deportati,denunciati,rinviati a giudizio,processati.

L’immane lavoro di analisi e di proposta portato avanti dai cittadini, con la capacità di anticipare quello che Istituzioni, Governo, Commissari e inviati speciali si ostinavano a negare, come l’assoluta mancanza di risorse per la ricostruzione, è stato dalle istituzioni bollato come “carriolate” di bugie,di sfiducia, di ingratitudine, di cialtroneria. Eppure la nostra verità è evidente e, oggi, ammessa da tutti. Ammessa con imperdonabile ritardo. Ma le cricche continuano a sghignazzare, le risorse per la ricostruzione si perdono in oscuri rivoli e i terremotati continuano ad essere deportati e sono sempre più soli».

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«Allo stato dei fatti e delle cose – prosegue la note – i cittadini aquilani, riuniti in Assemblea, rivendicano a pieno titolo il valore di quella corale indignazione e presa di coscienza che costituisce patrimonio per l’oggi e per il domani. A nessuno è concesso di istituzionalizzare e strumentalizzare la resistenza di un popolo. A nessuno, neanche ai nostri amministratori, è permesso di usare il simbolo della resistenza dei cittadini aquilani, resistenza all’oppressione del sistema protezione Civile, al potere invasivo del Governo centrale, fino all’insipienza dimostrata da tutte, indistintamente, le Amministrazioni locali.

Gli aquilani sono sotto processo per aver amato la loro città, per aver voluto difenderla dagli approfittatori e dalle basse strumentalizzazioni. Sono processati a causa delle ordinanze sindacali e dei veti prefettizi e l’amministrazione è stata a guardare, senza sollevare neanche una parola in difesa dei diritti dei cittadini. E’ bene che si sappia che, se l’amministrazione comunale intende andare a protestare a Roma con le carriole, quelle carriole non sono le stesse dei cittadini aquilani. Sono le carriole usurpate da chi, in quattro anni, si è distinto per ambiguità, sterile litigiosità, mancanza di iniziativa, partecipazione del cittadino non riconosciuta, potere gestito in totale autonomia.

Le carriole non sono uno strumento di parte, sono di tutti gli aquilani e restino al popolo aquilano. L’amministrazione protesti, come giusto e, a questo punto, urgente e necessario, ma lo faccia nelle sedi istituzionali, con gli strumenti a sua disposizione».

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