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Juventus: il punto di Jacobelli

L’onorevole eliminazione della Juve dalla Champions League per mano del Bayern, una delle squadre più forti del mondo, ha aperto il dibattito su quali giocatori debba ingaggiare la società Campione d’Italia per colmare il divario con la concorrenza in campo internazionale.

In Italia, i bianconeri dominano. In Europa, soffrono e, anche dopo avere dato il massimo, escono di scena quando arrivano al bivio decisivo.

Assodato che, in meno di due anni, Conte ha fatto un capolavoro di proporzioni assolute ricostruendo la squadra dalle fondamenta e dai due settimi posto che avevano preceduto il suo avvento; che la riconquista dello scudetto e il ritorno nel novero del G8 europeo sono stati centrati senza il grande cannoniere capace di spostare gli equilibri in campo continentale, ora si tratta di rafforzare l’organico, non di indebolirlo.

Dopo il Bayern, Marotta ha parlato ai tifosi con un’onestà che gli fa onore: con questi chiari di luna, con la crisi economica, con le risorse che Elkann e Agnelli mi mettono a disposizione, scordatevi acquisti eclatanti. Ma siamo soltanto a metà aprile e il mercato insegna a non stupirsi mai di nulla.

Tant’è vero che, da settimane, Mino Raiola sta lavorando a pelo d’acqua per riportare Ibrahimovic a Torino. Al di là delle discordanti opinioni della tifoseria, favorevole o sfavorevole a riabbracciare uno dei bianconeri che piantarono la squadra nell’estate da tregenda 2006 e delle diverse scuole di pensiero (se sia stato lui a volersene andare o sia stata la società a cederlo, per fronteggiare lo stato d’emergenza imposto dalla retrocessione a tavolino in B), alcune considerazioni oggettive s’impongono.

1) Ibrahimovic ha 31 anni, ha tuttora un fisico esplosivo, è uno dei più forti attaccanti del mondo e promette di rimanerlo ancora a lungo. Se il Paris St.Germain è arrivato ai quarti di finale della Champions, uscendone a testa molto alta con il Barcellona e diventa campione di Francia, buona parte del merito è anche suo (sinora, 26 gol in 28 gare ufficiali in campionato, 31 gol in 39 incontri complessivi fra Ligue 1 e Coppe).

2) Ibrahimovic vuole tornare in Italia e la sua storia c’insegna che, quando si mette in testa una cosa, è difficile non l’ottenga. Non più tardi di mercoledì scorso, ha definito Milano, “la mia città”, ma anche a Torino s’è trovato benissimo. E Torino dista 44 minuti di treno superveloce da Milano, se, a mo’ di battuta, vogliamo buttarla sul toponomastico. Sebbene sia presumibile che Zlatan non abbia nessuna difficoltà a trovare una sistemazione logistica sulla Mi-To che soddisfi le esigenze sue e della sua famiglia.

3) Ibrahimovic percepisce circa 14 milioni di euro netti all’anno. La Juve sa che è disposto a frazionare lo stipendio anche su un arco di quattro anni, pur di riguadagnare Torino.

4) Per classe, media-gol, carattere, carisma, capacità di essere decisivo, Ibrahimovic è l’attaccante che manca alla Juve da quando la Juve l’ha ceduto nel 2006. Obiezione di chi non lo ama: lo svedese sarà stato anche l’unico giocatore ad avere segnato in Champions con la maglia di sei squadre diverse (Ajax, Juve, Inter, Barcellona, Milan e Psg), ma io massimo torneo Uefa non è mai riuscito a vincerlo. Una ragione di più per riprovarci con la Juve.

5) Il vero problema è costituito dalla contropartita tecnica che il Psg chiede. Né i ricchissimi proprietari arabi né Ancelotti e Leonardo sono disposti a fare sconti. Tant’è vero che i francesi chiedono Vidal, il quale piace moltissimo a che a Guardiola per il nuovo Bayern. Arturo Vidal ha 25 anni ed è stato uno dei migliori affari di Marotta che, il 22 luglio 2011, l’ha acquistato dal Bayer Leverkusen pagandolo 10,5 milioni di euro. Ora il cileno ne vale almeno il triplo. Ma Vidal è un’architrave della squadra di Conte e non ha nessun senso pensare di cederlo. Anche per arrivare a Ibrahimovic o per incassare una montagna di soldi dal Bayern. I grandi giocatori si tengono, non si vendono. Altrimenti, più forti non si diventa mai.

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