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John Peter Sloan ad Avezzano, un inglese all’italiana

I am not a penguin è un tipico ‘[i]stand-up comedy[/i]’ all’inglese: un palco con pochi elementi scenografici, un solo comico, un microfono.

Mentre i precedenti spettacoli (Culture Shock, Full Moon, Instant English) prendevano di mira le differenze culturali tra Inghilterra e Italia, disegnando situazioni comiche partendo ad esempio dall’osservazione dei luoghi comuni, I am not a penguin sviluppa una visione più ampia e più complessa, in cui il racconto di un percorso biografico apre continuamente a digressioni, paradossi, esempi e dimostrazioni che divertono attraverso lo spiazzamento, l’ironia e l’adattamento di alcuni grandi canoni della comicità anglosassone al gusto di un pubblico italiano.

Si può ridere di tutto, anzi, si può ridere ancor di più di un’infanzia povera e con una famiglia dimezzata, in cui il cassetto dei calzini sostituisce la culla e gli ansimi del nonno scandiscono il tempo, della rissa al pub come inevitabile istituzione sociale, della pesante crisi del periodo Tatcheriano, come potrebbe raccontarla un Ken Loach prestato al cabaret. E poi la scoperta dell’Italia e la revisione, sempre all’insegna dell’ironia, di tutte le proprie convenzioni: le donne, il linguaggio, i pregiudizi e l’energia di un popolo adottivo, evidenziando pregi e difetti che a volte sfuggono persino a chi vi è nato.

I am not a penguin è un viaggio lungo una vita, disseminato di riflessioni, battute, aneddoti e domande, per scoprire la Birmingham che è dentro di noi e quel pezzo d’Italia che avevamo forse dimenticato.

* Lo spettacolo è in buona parte in italiano e non crea alcun problema di comprensione a chi non conosca bene l’inglese.

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