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A Pescara le quattro Province abruzzesi

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Personale a rischio e servizi fondamentali, come scuole, strade, assistenza ai disabili e centri per l’impiego, che rischiano di essere drasticamente ridimensionati se non azzerati. E’ l’allarme lanciato dai presidenti della quattro Province abruzzesi che criticano i contenuti del decreto legge 8 aprile 2013 che sblocca il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e che «penalizza fortemente le Province, a rischio di fallimento».

A fare il punto della situazione, nel corso di una conferenza stampa a Pescara, sono stati il presidenti delle Provincia del capoluogo adriatico, Guerino testa, quello della Provincia di Chieti nonché vicepresidente dell’Upi (Unione Province Italiane), Enrico Di Giuseppantonio, il vicepresidente della Provincia dell’Aquila, Antonella Di Nino, e il presidente del Consiglio provinciale di Teramo, Mauro Martino. Il decreto, che a livello nazionale sottrae alle Province un miliardo e duecento milioni nel 2013, prevede in Abruzzo un taglio di 28milioni 846mila euro, che si aggiungono ai 7 milioni e 286mila euro del 2012. Nel corso dell’incontro si è parlato più volte di rischio di default per gli enti provinciali e i presidenti hanno lanciato un appello ai parlamentari abruzzesi, affinché, in sede di conversione, approvino un emendamento che riduca i tagli di almeno 400mila euro.

Testa ha parlato di una «mazzata vera e propria» ed ha sottolineato che in pericolo non sono le “poltrone”, ma «servizi fondamentali per i cittadini». «Diciamo sì ai tagli per il bene del Paese – ha affermato Di Giuseppantonio -, ma in questo momento non si parla di Province sì o Province no; si parla di risorse destinate a strade, scuole, lavoro e dissesto idrogeologico».

La vicepresidente della Provincia dell’Aquila ha parlato di un «Governo silente ma operante» ed ha sottolineato che «viene messa in discussione l’esistenza effettiva dell’ente e soprattutto di tutti i suoi servizi». «Non abbiamo neppure un euro da spendere – ha detto Martino – né per i disabili, né per le scuole. Quello che ci interessa è che vengano garantiti i servizi».

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