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Bayern formidabile. Hanno vinto i migliori, i più forti

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Niente da fare. L’impresa era ardua, ma si è rivelata impossibile: il Super Bayern ha replicato a Torino il 2-0 dell’andata. Hanno vinto i migliori, i più forti, la squadra che ha giocato meglio e per 180 minuti: onore a loro e applausi alla Juve, tornata dopo sette anni fra le prime otto squadre d’Europa e battutasi con ogni sforzo contro i tedeschi che non hanno punti deboli, ma solo grandi giocatori.

Bayern, Borussia Dortmund, Barcellona e Real Madrid: Germania e Spagna portano in semifinale le squadre che negli ultimi anni, a turno, hanno dominato i rispettivi campionati. Il verdetto del campo è incontrovertibile: questa Champions premia l’élite del calcio europeo. E’ giusto così.

Con tutte le forze che aveva in corpo, la Juve ha provato a ribaltare la sconfitta dell’andata: è andata a sbattere contro avversari formidabili che, dopo avere perso le ultime due finali su tre, ora sono pronti per infrangere il tabù, candidandosi al ruolo di favorita per la conquista del titolo.

Organizzazione di gioco esemplare, mix di campioni affermati e di talenti strepitosi, età media di 23 anni, straripante stato di grazia atletico e psicologico: il Bayern ha impartito un’autentica lezione di calcio. Per non dire della potenza economica bavarese che affonda le proprie radici nell’Allianz Arena; nella gestione esemplare di Rummenigge, Hoeness e Sammer; nei conti in regola che consentono ai tedeschi di vantare un fatturato doppio rispetto alla stessa Juve e di acquistare Javi Martinez pagandolo 42 milioni di euro sull’unghia e senza battere ciglio.

La Juve merita soltanto applausi. Deve fare tesoro di questa esperienza e deve essere orgogliosa dell’avventura europea che si è chiusa al cospetto di un avversario insuperabile. Non bisogna dimenticare i due settimi posti e le atroci delusioni che avevano preceduto l’arrivo di Conte, capace di vincere subito lo scudetto e di ipotecare il secondo, con 9 punti di vantaggio sulla seconda a 7 giornate dalla fine. Le grandi squadre non si costruiscono di primo acchito: il Bayern, come Barcellona, Real e Borussia Dortmund sono lì a dimostrarlo. L’allenatore ha fatto il meglio considerato che, perso Pepe praticamente all’inizio della stagione, il 4-3-3 era impraticabile, per non dire del 4-4-2.

Ha ragione Marotta: quando la nuova dirigenza ha cominciato a lavorare, nel maggio 2010, anche il più ottimista fra i tifosi bianconeri, non avrebbe immaginato di arrivare nei quarti di Champions in meno di tre anni.

Ora si tratta di andare avanti, lungo la strada percorsa sino al Bayern. Llorente è un buon attaccante, ma ci vuole il superbomber in grado di spostare gli equilibri in Europa, il trascinatore. Vucinic, Quagliarella, Matri, Giovinco sono ottimi attaccanti, ma non sono fuoriclasse.

Conte ha fatto un lavoro eccellente, dovendo sottostare alle ferree regole del mercato internazionale, dove i club italiani non possono manco affacciarsi perchè i prezzi sono esorbitanti. In serie A, la Juve non ha rivali; in Coppa dei Campioni la musica è molto diversa e la squadra se n’è accorta a proprie spese.

Buffon, che ha risposto da fuoriclasse all’improvvida sortita di Beckenbauer, ha detto cose sagge e giuste: questa eliminazione deve rivelarsi un’esperienza proficua per il futuro e lo sarà, se la Juve capirà dove e come può migliorarsi. “Sapevo che fossero forti, non pensavo fossero così forti. A Torino mi hanno impressionato più che a Monaco. La Juve ha fatto la Juve nel miglior modo possibile, ma i tedeschi sono fortissimi”.

Fortissimi sono stati anche i tifosi bianconeri: quegli applausi scroscianti, ai bianconeri e al Bayern; quelle sciarpe mostrate con orgoglio nello Stadium, dopo avere incassato l’eliminazione, sono un segno di educazione e di crescita sportiva che conforta la squadra e la dirigenza campione d’Italia. Onore ai vinti.

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com

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