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Le opere dell’artista abruzzese ospitate a Roma

Se la crescita di un’artista si giudica anche dalla capacità di rinnovare il suo linguaggio e stile e dalla qualità proposta, allora questa riflessione è valida, senza ombra di dubbio, per i nuovi lavori di Matteo Bultrini.

Trentasei opere, la maggior parte delle quali realizzate nel 2013, ospitate nei prestigiosi spazi di Palazzo Odescalchi a Roma, nella Galleria Am Studio. La mostra, che sarà inaugurata giovedì 11 aprile alle ore 18, resterà aperta fino a sabato 11 maggio. La personale dell’artista aquilano arriva dopo la grande mostra dell’aprile 2012 del Museo Michetti di Francavilla e dopo numerose partecipazioni a collettive in Italia e all’estero.

In questi ultimi lavori si evidenzia una nuova tendenza stilistica ed emotiva, frutto delle recenti esperienze vissute dall’artista che si legano come cordone ombelicale alle sue opere.

Bultrini non ha paura di mettere a nudo le sue emozioni e pulsioni di vita, anche quelle meno piacevoli e cupe. Il lato oscuro dell’esistere che si manifesta attraverso cromie dense, sofferte che aprono comunque al tratto umano, sempre presente nei lavori dell’artista abruzzese.

«Opere che – come spiega il curatore dell’artista, Pierpaolo Bellucci – non lasciano spazio a facili sentimentalismi e mettono in luce, anche grazie alla raffinata tecnica pittorica della combustione, la forte volontà di esistere di là dai piccoli accadimenti quotidiani e di ritrovare nell’arte e nella pittura la dimensione soggettiva e atemporale. Dimensione lontana dallo scorrere come fine ultimo della vita, ma bensì come vita intesa in maniera circolare, in continuo ritorno. Non solo densa di eventi positivi e piacevoli, ma anche di emozioni forti e disorientanti. Anche per questo degna di essere vissuta nella sua totalità. Come d’altronde riesce a fare Bultrini».

I punti fondamentali della ricerca di Bultrini, evidenziati nei lavori della mostra romana, sono rappresentati dallo studio dell’informale europeo e americano, fatto proprio e reinterpretato attraverso la singolare tecnica pittorica, mediata dalle letture e dalle reminiscenze psicoanalitiche e dalla consapevolezza della condizione esistenziale e creativa atemporale dell’artista.

«Condizione che permette allo stesso di dare vita a un fenomeno creativo – continua Bellucci – che, anche se legato all’oggetto, come opera d’arte, nel medesimo tempo è di là dall’oggetto, perché frutto della volontà inconscia e a priori, unica e propria del soggetto-artista. Fenomeno che si colloca al di fuori dello spazio e del tempo, perché supportato dalla inconscia volontà di creare».

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