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Abruzzo: «Sanità bollettino di guerra»

«Quello di Chiodi è il risanamento di Dracula. Le sole cifre non possono diventare la notizia, se contemporaneamente non si guarda alla vita vera delle persone». Lo afferma il capogruppo del Pd Camillo D’Alessandro, commentando i dati sulla sanità abruzzese annunciati ieri dal presidente Chiodi.

«Basta aprire i giornali ogni giorno, andare a un qualunque Cup o pronto soccorso – continua D’Alessandro – per rendersi conto che Chiodi ha trasformato la sanità in un bollettino di guerra: liste di attese insopportabili, che arrivano anche a un anno, con Tac, risonanze e mammografie che diventano un incubo per chi ne ha bisogno. La mobilità passiva costa oltre 130 milioni di euro, per l’incapacità del sistema sanitario regionale di far fronte al bisogno di salute degli abruzzesi, costretti ad andare a curarsi in altre Regioni. Nei pronti soccorso si rischia di rimanere seduti su una sedia per tutta la giornata. La medicina sul territorio non esiste. Il punto è che Chiodi non va né ai Cup, né a vedere cosa accade nei pronto soccorso e negli ospedali che non conosce, perché prevale un’idea distante e ragionieristica della propria funzione: oltre addizioni e sottrazioni, c’è il nulla».

Il capogruppo del Pd entra poi nel merito dei conti, chiarendo alcuni aspetti. «La riduzione dei servizi produce effettivamente riduzione della spesa, ma a pagare sono i cittadini. L’aumento dei [i]ticket produce[/i] un aumento delle entrate, ma a pagare sono sempre i cittadini. Le liste d’attesa sono un modo spietato per ridurre la spesa, fare aspettare, rinviare al futuro il costo della prestazione sanitaria, ma a pagare sono ancora i cittadini. Risanare i conti sulla pelle degli altri lo sanno fare tutti. Il modello messo in campo dal centrosinistra nella precedente legislatura – conclude D’Alessandro – con un piano di rientro accompagnato da una logica di programmazione della sanità, cioè con il piano sanitario da noi approvato e mai attuato da Chiodi, descriveva invece un cammino dove rigore e diritti non si eludevano a vicenda».

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