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Petrilli, «Ho presentato ricorso alla Cassazione»

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«Il 30 maggio verrà discusso presso la Cassazione, il mio ricorso sul non risarcimento per ingiusta detenzione avendo scontato ingiustamente, negli anni ottanta, quasi sei anni di carcere speciale, con l’accusa di partecipazione a banda armata (prima linea) con funzioni organizzative» è quanto scritto di Giulio Petrilli.

«La Corte d’appello di Milano nel giugno scorso – spiega – ha rigettato la mia istanza, adducendo il fatto che avendo frequentato soggetti legati all’antagonismo politico, ho tratto in inganno gli inquirenti che mi hanno arrestato.

Quindi, la colpa della mia detenzione ingiusta, non è del magistrato che ha sbagliato valutazione, ma la mia che frequentando amicizie sbagliate ha commesso un grave errore».

«Per loro – continua – la mia assoluzione non conta nulla al fine del risarcimento e non conta nulla in generale.

L’innocenza, per alcuni magistrati è sempre una colpa, anche l’assoluzione non è una certificazione d’innocenza, anzi nel caso in questione mi fanno un nuovo processo, questa volta morale e non giuridico».

«In questi giorni – prosegue – il procuratore generale della cassazione Luigi Riello, passato alle cronache per la sua forte requisitoria contro la sentenza di assoluzione di Amanda Knox e Sollecito, ha espresso parere negativo al mio risarcimento, ma lo ha espresso rispolverando la cronaca di quaranta anni fa a L`Aquila: scontri tra opposte fazioni politiche,con una mia lieve condanna, poi condonata, ma sufficiente per il procuratore ad acclarare la mia colpa grave che definisce eziologica, causa effetto, tra una lite per motivi politici e terrorismo».

«Nella sua requisitoria contro di me – conclude – estrapola concetti scritti nel ricorso dal mio legale Avv. Francesco Camerini, senza valutarne il contesto e le conclusioni dello stesso, con una faziosita` unica.

Chi amministra la giustizia ai livelli così alti, dovrebbe rispettare le sentenze assolutorie .

E’ chiaro, che con le premesse di una dura requisitoria del procuratore generale, le possibilità di una sentenza che  riconosca il mio risarcimento sono quasi pari allo zero.

Ma seguitero` sempre questa battaglia di civiltà giuridica».

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