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Cento milioni per imprese, beffa dietro l’angolo

di Antonella Calcagni

«Ci vuole un regolamento attuativo o un bando per l’assegnazione dei cento milioni previsti dalla delibera Cipe per il sostegno alle attività produttive». Lo chiedono a gran voce le associazioni di categoria che hanno avuto un incontro di recente con l’assessore comunale al ramo, Marco Fanfani.

La verità insomma è che il mondo produttivo non ci sta ad essere “commissariato” anche in questa situazione dall’ufficio speciale.

«Non si è capito con quale criterio Paolo Aielli intenda assegnare le risorse – spiega Fanfani – Progetti originali, in che senso? Non si possono fare parzialità». Ci vogliono criteri trasparenti, insomma su cui le associazioni di categoria sembrano avere già le idee chiare: agevolazioni infrastrutturali, fondi di garanzia per facilitare l’accesso al credito tipo il Confidi e via dicendo. Il regolamento dovrà essere il frutto di una concertazione.

Si rende necessario pertanto un incontro o più faccia a faccia con il capo dell’Ufficio Speciale, Paolo Aielli. Dal canto proprio le associazioni continueranno a vedersi a cadenza settimanale.

«Inoltre – continua Fanfani – bisogna stare molto attenti al fine di evitare che anche queste risorse possano essere assimiliate ad aiuti di Stato e possano dunque andare ad erodere il De Minimis (Zfu) così come accaduto per i contributi Inps. Si tratterebbe dell’ennesima beffa. É fondamentale perciò capire come utilizzarli».

«A proposito di zona franca – continau -i giochi sembrano essere ormai fatti. Le domande scadranno il 10 aprile prossimo finora sono arrivate circa 900 istanze. Il sito ufficiale è in continuo aggiornamento, l’ultimo risale al 28 marzo scorso. Abbiamo invitato i nostri iscritti ad inviare la domanda per raccomandata inviando a parte una dichiarazione con l’ammontare delle somme relativo all’abbattimento dei contributi Inps facendo specificare loro che non si tratta di aiuti di Stato».

Anche Marifiamma, tuttavia è consapevole che la vera battaglia è a Bruxelles. Non è giusto che siano gli imprenditori aquilani a rimetterci.

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