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Tagli al sociale, Pescara protesta

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Circa 200 persone, tra sindaci e rappresentanti di associazoni, hanno manifestato davanti alla sede del Consiglio regionale in piazza Unione a Pescara, per protestare contro i tagli al sociale.

Assessori chiamati a confrontarsi in piazza, dato che i disabili in carrozzina, per loro volontà, non sono entrati nell’edificio, perché in passato sono rimasti più volte bloccati sul montascala difettoso.

«L’ennesima lettera della Regione Abruzzo che riduce drasticamente i fondi destinati ai servizi sociali è stata recapitata ai sindaci d’Abruzzo e agli Ambiti – ha spiegato la consigliera regionale Marinella Sclocco (Pd), promotrice dell’iniziativa con i primi cittadini – La Regione non ha ancora erogato il 30% delle risorse rendicontate nel 2011 e il 40% di quelle del 2012. Per il 2013 il taglio arriverebbe perfino al 97%, ma l’anno è ancora in corso e sono fiduciosa che le cose possano cambiare».

I manifestanti hanno atteso di essere ricevuti dagli assessori regionali, impegnati nella riunione di Giunta.

Tra i motivi della protesta vi sono la mancata realizzazione dell’integrazione socio-sanitaria, la legge che prevede la trasformazione delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (Ipab) in Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (Asp), che «é ferma», la legge quadro sul welfare, «non ancora arrivata in commissione», e il riordino delle comunità montane, che «sono state tagliate senza prevedere nessuna alternativa sulla gestione dei servizi sociali».

«Nonostante il problema riguardi soprattutto i piccoli Comuni, disperati e terrorizzati – ha spiegato la Sclocco – la questione interessa tutti e, infatti, oggi in piazza ci sono tutti, dai sindaci delle città a quelli dei paesini. Chiediamo alla Regione di intervenire rapidamente su tutte le questioni illustrate».

Presente anche il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Camillo D’Alessandro, il quale ha ricordato che «quando dicemmo sì alla riduzione di Irap e Irpef ponemmo una condizione ben precisa: che si procedesse alla riduzione al netto delle esigenze che riguardano il sociale – sottolinea il consigliere -. Chiodì garantì i fondi perché prevalse la logica della campagna elettorale, mentre oggi i disabili, le famiglie e gli anziani sono letteralmente abbandonati».

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