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Come tu fossi un’amante, L’Aquila

di Tiziana Pasetti

Come tu fossi un’amante perduta e mai dimenticata, L’Aquila.

Ritrovata in un sogno, in un incubo, in una notte soltanto.

Se ha un’ingiustizia, la morte, una vera, è quella di apparire stesa, grigia, con le mani avvizzite e asciutte strette in un gesto di preghiera muta.

I corpi che non respirano più hanno amato e sussultato, hanno lottato e voltato spalle. Sono tornati, a volte. I corpi che non respirano più ne hanno accolti altri e altri hanno allontanato. Hanno generato.

Camminarti addosso, L’Aquila, camminarti stringendo una fiaccola e ferirti con cera ardente. Svegliati. Mordi. Prendimi a schiaffi, graffiami le spalle e la schiena, avvinghiati. Lasciati accarezzare, dopo.

C’è stato il tempo del velo nero, del lutto che non lascia spazio al ricordo e alla vita. Che orrore, questo culto che ci toglie la dignità e il peccato dei nostri gesti da vivi.

Sei stata un’assassina, amore mio. Bella e svogliata. Disattenta. Trascurata, abituata a vivere di rendita, di splendore secolare. Cosa ti è esploso nelle vene? Quanto era dissecata già quell’aorta? Quante volte era già andato in fibrillazione, quel cuore?

Quante volte chi avevi intorno ti ha vista sbiancare, in debito di ferro e di ossigeno, e si è voltato facendo finta di non vedere?

Cazzo L’Aquila, io non voglio infierire. Ma sarebbe bastata una cura per cronicizzare. Un paio di bypass. Sostegni. Interventi alle fondamenta. Non saresti stata meno bella. Hanno un loro fascino le cicatrici, lo sguardo del pirata, il passo claudicante di chi non si è risparmiato e ha lottato.

Adesso saresti ancora con me. Senza rimpianti e forse anche annoiati, a volte. Forse con mille tradimenti tuoi e miei. Ma saremmo liberi. Liberi di scegliere, di dimenticarci, di averne abbastanza tu di me e io di te. Liberi di capire che è raro, ma accade, accade che due anime possano riconoscersi e trovarlo, quell’incastro perfetto.

Ti cammino addosso e sento ancora quel brivido. Non sento più l’odore putrefatto del corpo in decomposizione. Non lo sento più. Io ti cammino addosso e ti rivoglio.

Voglio morderti. Baciarti. Respirarti a pieni polmoni e poi riposare in pace.

Mi hai sentito? Io ti voglio.

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