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L’ultimo saluto a Claudio Lippi

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Cesano Boscone, Milano, 5 aprile 2013.

Il silenzio. La pioggia. La gente. Tanta gente. Il dolore. Il rispetto. La preghiera.

Se in migliaia si ritrovano dentro e fuori la chiesa di San Giovanni Battista, per dare l’ultimo saluto a Claudio Lippi con il Milan e Roberto Baggio, una ragione c’è. E’ l’amore, la stima, l’affetto, lo sgomento per quel ragazzo di 42 anni, morto in moto poco prima di raggiungere Milanello, la casa del Milan che era diventata casa sua.

Non c’è bisogno di parole per dirsi ciò che si prova, stretti l’uno all’altro, partecipando alla liturgia dei funerali all’interno del tempio o ascoltando la messa dagli altoparlanti sotto la fungaia di ombrelli che spunta all’esterno. Dentro, non entra più nemmeno uno spillo.

No, non c’è bisogno di parole per farsi coraggio. E, soprattutto, per farlo a Milena e a Sofia, la mamma e la figlia di Claudio che ha un anno e mezzo. Bastano gli sguardi, le lacrime di Galliani e Baggio, di El Shaarawy e dei tifosi, degli amici e dei giornalisti.

Milena e Claudio dovevano sposarsi il 7 luglio, racconta il sacerdote e il vuoto ti prende allo stomaco guardando la foto di Claudio che sorride, all’ingresso della chiesa, accanto al registro delle firme.

Colpiscono i ragazzi e le ragazze, rossoneri e non. Sono tantissimi. Silenziosi. Educati. Quasi volessero restare in punta di piedi, per non disturbare.

Colpiscono la dignità della compagna di Claudio, il dolore composto dei giocatori del Milan che si mescolano alla folla, le lacrime che rigano gli occhi di Roberto Baggio che scivola via assieme a Vittorio Petrone, di Galliani e di Mauro Suma, direttore di Milan Channel e grande amico di Claudio.

Lippi era competente e appassionato. Arrogante mai, presuntuoso mai, preciso sempre. Un grande professionista.

Si vedeva quanto il mestiere gli piacesse e quanto gli piacesse raccontare le storie del Milan, le storie del calcio. Si vede quanto il Milan e la sua gente gli vogliano bene. Si vede quanto tutti gli vogliamo bene.

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