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L’Aquila, le transenne raccontano

di Antonella Calcagni

Anche l’orsetto di Francesca, ancora “crocifisso” alla transenna e posto accanto alla sua foto ormai sbiadita, sintetizza in maniera eloquente e quasi metaforica i quattro anni dal sisma. Un racconto, quello del terremoto, affidato anche alle transenne, diventate le bacheche di un feticismo al contrario, che trova terreno fertile solo all’Aquila terremotata.

La più “gettonata” è sicuramente la protezione in metallo che divide la città dall’orrore della casa dello studente lungo via XX Settembre. Lì c’è di tutto. Vanno per la maggiore gli orsetti portachiavi, i braccialetti, ma anche i rosari di legno o più preziosi. Rosari che le mamme “del dolore” il 6 aprile 2009 in ginocchio davanti alla Casa dello studente chiedevano a gran voce per pregare la Madonna. Scorrendo i “fotogrammi” di metallo il racconto continua con collane, bracciali e perfino un paio di guanti. Poi c’è l’area “magliette” ormai sdrucite dal tempo, le poesie, tante dedicate agli angeli del terremoto, anche in dialetto aquilano. Si arriva perfino a dei veri e propri [i]ex voto[/i] con collanine e pietre preziose. La speranza è che non vengano rubate da qualche balordo come accadde con la preziosa maglia della Lazio.

La storia continua sulle transenne in via Bartolomeis e via Rocca di Corno diventate quasi dei loculi con le foto di chi non c’è più contornate da mazzi di fiori.

Dal feticismo del dolore, lungo il corso principale, le transenne ora narrano pagine gloriose di protesta cittadina. Sono ancora lì, vicino ai quattro cantoni, le mille chiavi, ormai arrugginite, che molti proprietari del centro storico riconsegnarono nel lontano 2010 per sottolineare la volontà di riappropriarsi della zona rossa. Le chiavi sono tutte lì, inutili pezzi di metallo, visto che sono le porte che non ci sono più. Era l’inizio del movimento delle carriole tanto attivo in quegli anni e via via scemato. Spostando lo sguardo si notano poesie e ancora poesie; quelle di Patrizia Tocci dedicate agli aquilani, appese poco più in là, lungo il corso principale.

Alla protesta delle chiavi e agli striscioni, lacerati e pendenti dalle transenne, fanno da contraltare i totem che mostrano, sotto i portici, i cronoprogrammi della ricostruzione degli edifici pubblici. Talmente poco credibili che i ragazzi hanno pensato di imbrattarli con i propri tipici codici di comunicazione.

Il gran finale è affidato ai post-it che a migliaia sono attaccati alla vetrina del bar che si affaccia dai portici in piazza Duomo. Tanti messaggi di speranza e di solidarietà lasciati soprattutto da visitatori. La vetrina è completamente tappezzata. Alcuni non si leggono più. Resta però la dolce consapevolezza che gli aquilani non sono soli.

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