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L’Aquila, fiaccole e puntelli

309 nomi letti ad alta voce. 309 rintocchi di campana. 309 palloncini liberati in aria. L’Aquila ricorda così il drammatico terremoto di quattro anni fa e le centinaia di persone che non hanno avuto la fortuna di vedere l’alba del 6 aprile 2009. Per il quarto anno consecutivo il protagonista del ricordo è stato il fuoco, che è luce e catarsi: migliaia di fiaccole hanno illuminato i puntelli e le crepe di una città intrappolata in un labirinto di burocrazia e ritardi.

«FIACCOLATA PER SEMPRE» – «Credo che la tradizione della fiaccolata rimarrà per sempre – ha spiegato il primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente – {{*ExtraImg_125342_ArtImgRight_300x298_}} Questa è stata una Pasqua diversa per tutti: per noi questo è un periodo dell’anno che ci ha marcato a vita. La fiaccolata sarà un atto dovuto almeno fino a quando ci sarà la nostra generazione. Nel 1703 in seguito al terremoto addirittura sono cambiati i colori della città: il nero e il verde, il lutto e la speranza. Se non arriveranno i soldi per la ricostruzione, riadotteremo quella bandiera».

CIALENTE: GOVERNO MANDA SOLDI CON IL CONTAGOCCE – «Questo è l’anniversario più brutto perché c’è un crollo delle aspettative», ha aggiunto il sindaco, che ha partecipato al corteo della memoria insieme al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca.

{{*ExtraImg_125324_ArtImgLeft_300x229_}}«Adesso che abbiamo predisposto tutto per partire con la ricostruzione – ha argomentato Cialente – è emersa in tutta la sua gravità, quasi inaspettata, la mancanza di fondi. Gli stessi soldi che arriveranno con la delibera Cipe sono infatti spalmati su due anni. Il governo sta mandando i fondi con il contagocce». «Con il cronoprogramma della ricostruzione – ha aggiunto il sindaco – avevamo previsto un miliardo l’anno fino al 2018, per quest’anno 800 milioni. Oggi ho parlato con Mario Monti a lungo: abbiamo una situazione politica drammatica e non so se rimarrà al governo dopo l’elezione del presidente della Repubblica. In questo momento Monti non ha potere di agire su L’Aquila, di adottare misure importanti». «Sicuramente – ha sottolineato il primo cittadino – L’Aquila deve avere una risposta entro giugno perché noi dobbiamo programmare la ricostruzione. La macchina partirà al massimo a luglio/agosto».

{{*ExtraImg_125343_ArtImgRight_300x300_}}«Non stiamo facendo un capriccio – ha precisato Cialente – Anche se non sono ancora stati trasferiti, l’Emilia Romagna ha avuto soldi completi per ricostruzione. Noi abbiamo promesso un cronoprogramma agli aquilani, se non dovessero arrivare i soldi la città è destinata a morire».

BARCA: «LO STATO NON PUO’ NON RICOSTRUIRE» – «Lo Stato non può non ricostruire questa città», ha commentato il ministro Barca, sottolineando che con il sindaco Cialente «c’è piena condivisione sulle cifre, ma la differenza è nei toni».

{{*ExtraImg_125346_ArtImgLeft_300x300_}}«Vedo tra gli aquilani con le fiaccole facce che ci credono – ha concluso – lo Stato non può non ricostruire questa città».

Al corteo della Memoria hanno partecipato anche il presidente della Provincia Antonio Del Corvo, il governatore dell’Abruzzo Gianni Chiodi, la neosenatrice Stefania Pezzopane e una trentina di parlamentari del Movimento 5 Stelle, guidati dalla senatrice aquilana Enza Blundo e dal capogruppo al Senato Vito Crimi. La commemorazione si è conclusa con una messa in suffragio delle 309 vittime del terremoto, seguita da una veglia di preghiera fino alle 3.32, ora esatta del sisma che devastò L’Aquila.

ISTANTANEE DAL CORTEO

[i]Il racconto di questa lunga notte attraverso le vostre parole e i vostri volti. Minuto per minuto. [Fotografie di Marcello Spimpolo][/i]

{{*ExtraImg_125341_ArtImgCenter_500x291_}}

«E’ venuta a mancare una città di circa 750 anni. Si chiama L’Aquila e io l’ho conosciuta. Non sapevo di cosa soffrisse e nel passato non l’ho saputa curare. E’ finita la sua vita alle 3e32 del 6 aprile 2009, mentre tanti dei suoi figli si spegnevano, in silenzio. Ciao L’Aquila, è stata bello vivere assieme a te. E’ ora di rifare una città nuova. Buon viaggio L’Aquila». [[i]Pagina Facebook ‘Monumento virtuale alle vittime del sisma del 6 aprile[/i]]

{{*ExtraImg_125325_ArtImgCenter_500x373_}}

«Più passa il tempo e peggio è. Una cosa che ti segna dentro, come un tatuaggio che non andrà mai più via». [[i]G.P., studente aquilano[/i]]

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«Probabilmente il resto del mondo ci ha già dimenticati, ma noi non possiamo farlo. Un mio pensiero va alle 309 persone che persero la vita e alle loro famiglie». [[i]F.D.R., studentessa[/i]].

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Casa dello Studente. «Oggi ricordo che quattro anni fa finiva la vita di Prima». [Pagina Facebook ‘Ricordo che a Palazzo Camponeschi’]

{{*ExtraImg_125335_ArtImgCenter_500x268_}}

Via Campo di Fossa. «Non si può dimenticare il rumore infernale di quei minuti interminabili, ma soprattutto non si può e non si deve accettare l’assordante silenzio di una città ormai morta, ma che vuole tornare a vivere». [[i]A.P., aquilano[/i]]

{{*ExtraImg_125336_ArtImgCenter_500x267_}}

Via XX Settembre. «Doniamo a queste vittime il “suono del silenzio”». [[i]P.D., da Onna[/i]]

{{*ExtraImg_125339_ArtImgCenter_500x261_}}

{{*ExtraImg_125337_ArtImgCenter_500x270_}}

«L’Aquila. In Piazza Duomo silenzio. Solo una voce. Chiama nomi. 309 volte». [[i]T.P., da piazza Duomo[/i]]

{{*ExtraImg_125340_ArtImgCenter_500x291_}}

309 palloncini volano nella notte aquilana. «La terra tremò decretando la fine di case e progetti di vita.

Pianse l’universo mentre 309 candidi gigli volavano in cielo». [[i]N.G., aquilano[/i]]

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