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Terremotato a quattro ruote

Nella vita ho dovuto sempre combattere.

Arrendersi avrebbe significato essere sconfitti e confermare a tutti di essere veramente diverso.

Sono aquilano e sono su una sedia a rotelle.

Sono un terremotato a quattro ruote.

Quella notte scappare è stato più difficile, ma ce l’ho fatta.

Con la mia famiglia siamo andati sulla costa abruzzese, dove ho scoperto il piacere delle lunghe passeggiate sul lungomare. Quei chilometri interminabili di pianura, che non affaticano chi mi accompagna e che non mi fanno sentire in colpa per lo sforzo di chi è costretto a spingermi.

Quando gli aquilani hanno iniziato a tornare in città, noi non abbiamo potuto, perchè non siamo riusciti a trovare una casa a L’Aquila senza barriere architettoniche.

Solo due anni dopo il sisma, abbiamo trovato una casetta di legno con uno scivolo per la sedia a rotelle, in un paesino vicino L’Aquila. Due camere, cucina e bagno a mille euro d’affitto al mese.

Ora siamo tornati a casa nostra.

Vivo a L’Aquila ma vivo da recluso.

Ho ritrovato le comodità di una casa costruita intorno ai miei deficit, ma tutt’intorno c’è il nulla.

Quando usciamo mi devo accontentare di una passeggiata al centro commerciale o di un semplice giro in auto.

Nel mio quartiere non ci sono marciapiedi fruibili e non c’è un percorso piacevole dove passeggiare con mia moglie.

Prima, fino a quattro anni fa, la cosa che mi piaceva di più era accompagnare mia moglie in centro, al mercato di piazza Duomo.

Parcheggiare l’auto nei posti riservati a capo piazza, abbassare il finestrino e guardare le persone passare.

La gente camminare.

Vedere quei volti avvicinarsi e sfilare intorno alla mia auto…

La vita.

I profumi.

I rumori.

I vicoli.

Ma questo era prima. Dopo, ora, è solo sopravvivenza.

Raffaello

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